Libri

“Diablo”

31hBVAJhb3L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quello che accade dopo è come un lungo e confuso film. Nella zona d’ombra – che davvero d’ombra non è, ma le luci delle lampade a stelo sono tutte puntate altrove, quindi risulta più buia del resto – lo aspettano altri divani, pieni di ragazzi in slip. Alcuni si baciano, altri sono inginocchiati e dispensano generosi pompini. Come gruppi scultorei mobili, ondeggiano al ritmo del sangue e della musica, senza preoccuparsi degli altri che stanno ballando e chiacchierando pochi metri più avanti. La mano di M è sulla sua spalla. «Hai capito come funziona qui?» Teo annuisce. «Hai domande?» «No» risponde, rispettando con ossequio la prima regola che gli ha dato Oscar. «Bene.» Senza preavviso, Teo si trova sotto il naso un flaconcino. «Respira con una narice e poi con l’altra.» L’estasi gli germoglia dentro come un albero di luce e l’eccitazione esplode come un canto nel silenzio. Un secondo dopo, Teo si trova la bocca di M sulla propria, le mani che gli esplorano il ventre e i glutei. Lo bacia lì in piedi, in mezzo agli altri ragazzi ondeggianti. Quando si stacca, gli sorride. «Baci bene» commenta, poi va al tavolo delle meraviglie e torna con una pasticca e un bicchiere con del liquido. «Bevi questo e prendi questa.» Cos’è? vorrebbe chiedere Teo, ma una versione liquida della voce di Oscar gli ripete: “Niente domande!” Così beve e ingerisce la pillola.

Diablo, Paolo Capponi, Clown bianco. Monte San Fausto, in mezzo alle montagne dell’entroterra marchigiano, non è esattamente una metropoli in cui avventure rocambolesche e rutilanti siano all’ordine del giorno. Anzi. Ed è lì che Teo, universitario ventiduenne, è costretto a tornare, abbandonando Roma e le sue promesse non mantenute. Avendo lasciato il natio borgo non troppo selvaggio negli anni tra i più importanti della sua formazione individuale, come lo sono di norma per ognuno, non ha più dei veri e propri amici, ammesso e non concesso che quelli che aveva potessero essere davvero considerati tali e non semplicemente coetanei che hanno avuto la ventura di condividere luoghi e tempi, e dunque contatta come prima cosa il suo ex (e già essere un maschio che ha un ex maschio in un borgo non troppo selvaggio non è proprio la più facile delle condizioni esistenziali: di solito si finisce per appartarsi in macchina in strade isolate, e in ginocchio si sta anche per pregare Dio che non passi di lì qualche linguacciuto compaesano, purtroppo, visto che di mentalità aperte, a differenza che di pettegoli, non è pieno il mondo, e certo le probabilità che ciò che si vuole mantenere riservato deflagri alla luce del sole sono inversamente proporzionali all’ampiezza dei confini del municipio, salvo eccezioni sempre possibili), Ettore, che appunto della riservatezza, come se si trattasse di un prerequisito da chat, ha fatto uno stile di vita: ombroso e generalmente assai laconico, non indugia però nel rivelare subito a Teo, dando di primo acchito l’idea, come si suol dire, di voler mettere le mani avanti per non cadere all’indietro, che ha un nuovo ragazzo, Pietro, con cui ha ritrovato la felicità. Il problema è che però in realtà la sua storia è tragica: ha perso i genitori, è sprofondato nel baratro della depressione, si è rifugiato su Grindr (che non è un Facebook per gay, come ingenuamente pensa il delizioso Josh Duhamel di Tuo, Simon, e nemmeno un luogo d’incontro virtuale per fini esegeti delle diatesi verbali, benché si parli sovente di attivi e passivi) dove ha incontrato un prostituto, P€T€R (gli va dato atto che già il nick era chiaro, non si è fatto passare per la povera verginella che si voleva confessare …), ossia Pietro, membro – in tutti i sensi, si consenta la battutaccia… – di una confraternita massonica, ora scomparso dopo essere stato minacciato di morte. Come adesso Teo, che vuole riavvicinarsi a Ettore e decide di aiutarlo, ma… Splendido sin dalla copertina, opera di un raffinato artista della parola e dell’immagine come Stefano Bonazzi, il romanzo di Capponi è una perla rara: intenso, avvolgente, intelligente, credibile, coinvolgente, potente, forte, vibrante, ben scritto, ben costruito, raffinato, caleidoscopico, organizzato con magistrale cura fin nel dettaglio, connotato con precisione, con un ritmo sopraffino e un finale perfetto e sorprendente. Ottimo.

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Una risposta a "“Diablo”"

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