Cinema

“Beautiful things”

beautiful-things.jpgdi Gabriele Ottaviani

La bellezza è salvifica per antonomasia, come recita anche una delle più celebri frasi della storia della letteratura mondiale, menzionata a ogni piè sospinto, spesso, sfortunatamente, anche a sproposito: è immateriale ma ci nutre, perlomeno per quel che riguarda la nostra anima. Ci arricchisce ma non nel portafoglio (anzi, talvolta determina l’effetto diametralmente opposto…), ci dà benessere, e sovente si annida tra le maglie dell’inaspettato. Altrettanto vero, poi, è che il nostro quotidiano è punteggiato di oggetti, che siano o meno cose di pessimo gusto, per citar Gozzano, poco importa: fanno parte del nostro ambiente, ci collocano, attribuiamo loro un senso, un significato, la possibilità di un riferimento, i connotati di una relazione emotiva. Ma alla base della produzione di un oggetto c’è il lavoro, di figure professionali che spesso si trovano in difficoltà, che non conosciamo: Giorgio Ferrero e Federico Biasin danno vita all’interessante Beautiful things. Passato fra l’altro da Venezia 74, pluricelebrato e premiato, con pieno merito, finalmente in sala dal primo di aprile con Wanted Cinema. Da vedere.

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