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“TanguEros”

612ZBoH9ipL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Lo sai, per ballare il tango, qual è la parte del corpo più importante?». Riavvolgo le bobine della memoria e faccio partire il film degli ultimi cinque anni che ho speso in lezioni, stage di tecnica e serate in discoteca. «Il busto!» rispondo come se stessi leggendo dall’enciclopedia universale della danza. «È il busto che fa sì che il cavaliere abbia una presenza e possa condurre la dama». Tania smette di sorseggiare dalla coppa di vino bianco e inarca le labbra in un ghigno. «No, la mano». Lo sguardo che propone emana un non so che di sadico. «A seconda di come l’uomo la presenta, i movimenti della donna saranno di un tipo oppure di un altro». La mano. Era l’ultimo spezzone di corpo che mi sarei aspettato. «Se l’uomo invita con il palmo della mano sinistra rivolto verso l’alto» mi spiega paziente, «la donna sarà obbligata a sovrapporre la mano destra col palmo rivolto verso il basso, quindi potrà eseguire solo certe figure. Se invece il palmo dell’uomo è rivolto all’ingiù, la donna dovrà chiudere la presa col palmo all’insù, il che limiterà alcuni passi e ne consentirà altri. Insomma, dipende tutto dalla mano». Da quando frequento l’ambiente del tango, di teorie del genere ne avrò ascoltate a decine; a volte si contraddicono l’una con l’altra, magari adesso prendo per buona quella della mano sinistra e, girato l’angolo, una Tania qualsiasi mi rivela che l’arto cruciale è il piede destro. Forse per evitare di sorbirmi queste lezioni affrettate dovrei cambiare i miei territori di caccia, montare in macchina e galoppare nella stessa direzione alla ricerca di un posto dove non conosca nessuno, dove non mi tocchi vedere sempre le stesse facce…

TanguEros – Storie di ballerini tormentati, Mario Abbati, Alter Ego. Negli anni infami della dittatura per le strade di Buenos Aires la sua musica veniva sparata a tutto volume da altoparlanti dislocati un po’ ovunque per coprire le grida dei torturati, nelle milonghe mentre i bandoneón soffiavano la loro musica col mantice finanche gli omosessuali potevano trovare un barlume d’illusoria accettazione e libertà, è la danza della passione per antonomasia: e la passione, si sa, come la lanterna per la falena, attira e brucia, non se ne può fare a meno. Mario la cerca, la vuole, la brama, e pensa di raggiungerla nel mondo del tango, che attraversa con dodici racconti in cui tutti i toni della letteratura si palesano: elegante, raffinato, seducente.

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