Libri

“Loro sono Caino”

718oxDbfizL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Se fosse un volo di linea, questo sarebbe il momento in cui l’aereo incontra una perturbazione e incomincia a ballare il charleston, mentre delle hostess compite, in berretto e divisa, invitano a riportare il sedile in posizione eretta e ad allacciare le cinture di sicurezza. Se fosse un volo di linea, questo sarebbe il momento in cui le hostess meno compite invitano i passeggeri a stare calmi, perché è tutto sotto controllo, perché non c’è niente di cui preoccuparsi. Se fosse un fottuto volo di linea, questo sarebbe il momento in cui le hostess si zittiscono, mentre il comandante prende la parola per annunciare che stiamo precipitando e che dobbiamo prepararci all’impatto. Io e il mio ex reggiamo lo sguardo l’uno dell’altro, come quando da ragazzini si giocava a “perde chi ride prima”. Non fiatiamo. Nei suoi occhi leggo collera. Chissà lui cosa legge nei miei. Paura, di sicuro. Gli dico un «Ciao» talmente fievole che non lo sento neanche io. Lui non risponde e mastica aria, denti su denti. Gli dico che sto andando a prendere del prosecco per Simona, così capisce che sono con la mia amica e non con qualche maschio. Fosse pure mio padre sarebbe solo benzina sul fuoco. Gli dovrei domandare che ci fa qua, visto che si tratta di una festa privata e c’è mezza facoltà, e lui non è né tra gli amici della festeggiata, né nel giro della facoltà. Lui inizia a parlare delle virtù coniugali, della virtù di essere, della virtù di agire, della virtù della castità. Non so dove vuole andare a parare, e sono sicura di non volerlo sapere. Mi conquisto la strada con una spinta fisica, perché lui me la ostruisce, e guadagno il mio posto davanti al tavolino delle bottiglie.

Loro sono Caino, Flavio Ignelzi, Augh. Carriera universitaria fallimentare, ritorno con le pive nel sacco e il volto percosso da un uomo violento che, nonostante il consiglio dell’amica, che problemi non ha, perché è iscritta all’università pro forma, tanto lavorerà comunque nello studio di paparino, non denuncia, al paese, un borghetto di montagna a un’ora di macchina dal primo ospedale, ché se una ha un parto difficile ce ne può anche morire, sigaretta in bocca, vecchia Panda che tutto sommato però ancora fa il suo dovere, lavoro in cassa al market di Santino, con i cui soldi compra una fotocamera per mezzo della quale, stando sempre bene attenta a non riprendersi il volto, si immortala in chat fingendo di non essere single, perché altrimenti genererebbe sospetti, bensì la metà di una coppia con il lui felice d’essere un cuckold, e dunque adesca uomini: tanto la brutta nomea già ce l’ha, per colpa di qualche minigonna che, secondo chi si diverte a dare buoni consigli perché non può più dare il cattivo esempio, era di troppo. È questa la sua vita, tra continue tempeste, fughe che si alternano a perturbazioni, che in paese pronunciano geminando l’affricata, e cacce: l’opera di Ignelzi è credibile, potente, avvincente, dolorosa, intensa. Da leggere.

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