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“Il piano inclinato”

71pMCrTQC+L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Joost portò un altro vassoio colmo di bicchieri e fu accolto da un’acclamazione. Nina al suo fianco sorrideva. Era di certo più bella di Linda e si faceva notare adesso, con il volto ben truccato per la notte, molto diverso da quello che Francesco ricordava. Le due spagnole furono l’attrazione principale per la successiva mezz’ora, tutti volevano sapere da dove venissero, cosa ci facessero lì, come si trovassero ad Amsterdam. Linda era la coinquilina di Nina, frequentavano lo stesso master in marketing, la prima era di Madrid, l’altra invece veniva da qualche paesino dell’Andalusia. Le età non furono menzionate e Francesco immaginò fossero entrambe sui venticinque, ventisei anni. Dopo il breve interrogatorio e qualche altro giro di whiskey e birra, il gruppo tornò a ridere e gridare. Non si parlava di niente, si dicevano più che altro battute e prese in giro da ubriachi; a poco a poco i loro occhi si fecero più liquidi, i gesti più scomposti, i sorrisi più affilati. Francesco si mosse in direzione di Nina. Gli era rimasta quell’impressione di settimane prima, quando aveva notato qualcosa nel suo profumo. Arrivato a qualche metro da lei, fu rapito dai suoi capelli. Le arrivavano quasi in vita e, visti da vicino, avevano un’arroganza selvaggia. Si avvicinò ancora e glielo disse. «Sono di famiglia» spiegò Nina. «Quelli più belli li aveva mia nonna. Erano lunghi fino ai piedi. Io ogni tanto li spunto.»

Il piano inclinato, Matteo Di Pascale, Las Vegas. Siamo tutti la storia Instagram di qualcuno, quindici secondi che permangono nella memoria per non più di ventiquattr’ore prima di diventare un rifiuto immateriale. Siamo tutti, come Alice nel paese delle meraviglie, costretti a correre forsennatamente per rimanere nello stesso punto senza speranza alcuna di progresso, per non precipitare a gambe all’aria, per non perdere quel poco che abbiamo che inizia a sfuggirci nel momento in cui lo otteniamo, e la terra sotto i nostri piedi si fa acqua profonda. Francesco è un pubblicitario di successo che ha trovato la fortuna in Olanda e vive una neghittosa festa perenne tra i canali di Amsterdam in cui non riesce a spendere tutti i soldi che guadagna e azzittisce quella noiosa e rumorosa radiazione di fondo a cui non sa dare un nome e che, inquieto, insoddisfatto, frustrato e infelice l’ha spinto a partire dall’Italia giungendo là dove pare, grumo di energia potenziale, carico come una molla, pronto a spiccare definitivamente il volo. Ma non ha fatto i conti con il cuore, e l’equilibrio fragile e instabile mette in moto una reazione a catena che lo getta nella crisi più profonda, che proprio per questo gli concede una gigantesca opportunità, quella di rincorrere il vero… Credibile, intenso, coinvolgente, avvincente.

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