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“Dove il destino non muore”

51Xrq7uUe2L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Katherine aveva la sensazione di essersi persa un passaggio. «È impensabile che non avesse previsto che gli inglesi gliel’avrebbero sottratta. Non abbiamo tutte le informazioni, o abbiamo lasciato indietro qualcosa.» Guelfi la guardò dritto negli occhi. «Oppure la tesi non è corretta.» Katherine era certa che la strada fosse quella giusta, doveva solo dimostrarlo. E sapeva che nelle prove avrebbe colto nuovi indizi. «Margherita, in ospedale hai fatto cenno al testo della stele: potrebbero essere lì le risposte che ci mancano?» «Non è che un elenco di tutti i benefici concessi all’Egitto dal faraone: per esempio, è riportato che Tolomeo V ha cancellato delle imposte e ne ha ridotte altre, ha dispensato favori a sacerdoti e soldati, ha distribuito doni ai templi. E si è impegnato a costruire dighe e opere strutturali a vantaggio delle classi agricole. Come ringraziamento solenne, i sacerdoti riuniti a Menfi hanno decretato che una statua in suo onore venisse installata in ogni tempio con l’iscrizione “Tolomeo, il salvatore d’Egitto” e che accanto alla statua ci fosse sempre una stele incisa nelle tre grafie, copia del decreto. Oltre a sancire festeggiamenti e celebrazioni del re in pompa magna nei primi cinque giorni del mese di Thoth e per gli anniversari del suo compleanno e dell’incoronazione.» «Quindi la stele recuperata da Napoleone era una delle tante realizzate per ufficializzare il decreto» precisò Guelfi. «Immagino di sì. Se non avessi saputo dei guardiani, vi avrei detto che poteva provenire dal tempio della città sacra di Sais, nel Basso Egitto. E che, come spesso accadeva con i materiali dei templi antichi, era stata impiegata per una nuova costruzione nelle fondazioni della fortezza voluta dal sultano mamelucco Qaytbay. Dove poi è rimasta per altri tre secoli…»

Dove il destino non muore, Elisabetta Cametti, Cairo. Nella sestina finale del Bancarella. Ampio, appassionante, avvincente, raffinato, elegante, suggestivo, ben scritto e piacevolmente curato e connotato, il romanzo di Elisabetta Cametti narra senza lesinare in vibranti colpi di scena, con ritmo palpitante, una vicenda che affonda le radici nel passato, che però, com’è noto, non si può mai definire come del tutto trascorso: il guardiano dei Musei nazionali delle residenze napoleoniche sa di essere stato scoperto, ma non cadrà vivo in mano al nemico. Del resto sono duecento anni che due società segrete si contendono il potere, e lui affiderà nientedimeno che l’eredità del Corso alla bambina che ha visto crescere. Che però è ora una donna, una scrittrice di successo, ricorda le vacanze all’Elba con tenera nostalgia e non immagina nemmeno lontanamente che… Intenso.

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