Libri

“Autobiografia di mio padre”

pachetdi Gabriele Ottaviani

Mi trovavo dunque, circondato dai miei, in un isolamento totale.

Autobiografia di mio padre, Pierre Pachet, L’orma, traduzione – ottima, nonché la prima in assoluto in italiano per un testo di questo prestigiosissimo autore, scrittore, giornalista, professore, critico, traduttore, intellettuale riservato ma capitale, insignito del Prix Roger-Callois e morto tre anni fa alla soglia degli ottant’anni – di Marco Lapenna, formatosi a Roma come filologo romanzo e linguista e traduttore anche per esempio di Quiriny, Thorens e Nganang. Postfazione di Lisa Ginzburg, che del lessico familiare, con ogni evidenza, non può non essere considerata un’illustre esperta. Per definizione l’autobiografia è il racconto di sé: ma quale sé? Perché Pachet, che cambiando quel che dev’essere cambiato non può non essere accostato ad Annie Ernaux, scrittrice maiuscola che non ha bisogno d’interpretazioni, che ha fatto della sua vita letteratura e viceversa, e che pure fa bella e prestigiosa mostra di sé in Italia nel novero del catalogo dell’Orma, compie un atto per certi versi a dir poco rivoluzionario: assume la vita di un altro, nella fattispecie quella di suo padre, testimone in prima persona dell’esilio ebraico nel secolo cosiddetto breve, e la narra come propria – e del resto, inevitabilmente, lo è, se non del tutto almeno in parte – riuscendo a elevarsi al livello della riflessione sulla memoria e l’umanità. Da non perdere.

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