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“Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

Vogliamo ancora cer­care, nella conclusione del Signor Hermann, il punto esatto nel quale egli cade in errore, che si ritrova allo stesso tempo quasi ovunque laddove si siano voluti utilizzare i corpi elastici a sostegno delle forze vive. Si è dunque concluso che: le forze dei corpi dopo l’urto devono essere uguali alla forza presente prima del medesimo, poiché gli effetti sono tanto grandi quanto le cau­se che si sono impiegate nel produrli. Da ciò vedo che essi hanno ritenuto che lo stato e la quantità di forza, ‘dopo’ che l’urto è avvenuto, è unicamente un effetto della forza che si trovava nel corpo urtante ‘prima’ dell’urto. Questo è il passo falso di cui abbiamo analizzato le conseguenze. Infatti, i movimenti che derivano propriamente, ed in modo esclusivo, dalla forza del corpo urtante A non sono nient’altro che A e B allorquando, mentre la molla era compressa, avanzavano entrambi con ½ grado di velocità; la compressione della molla era non tanto un particolare effetto della forza con cui A premeva contro B, quanto piuttosto una conseguenza della forza d’inerzia di entrambi i corpi. Infatti B non poteva ottenere la forza 1 + ½ senza reagire con altrettanto vigore sulla molla premente DB, e dunque la molla AD non poteva introdurre alcuna forza in B, senza che lo stato d’uguaglianza della pressione e della contropressione non avesse contemporaneamente teso la molla BD. Inoltre, il corpo A non poteva comprimere la molla DB per mezzo della sua molla AD, senza che questa fosse stata tesa proprio in questo modo con un grado di uguale intensità. Non ci si deve meravigliare del fatto che, in questo modo, sorgano due forze del tutto nuove in Natura, che prima non erano presenti nel solo A. Questo accade sempre realmente, anche quando un corpo non elastico agisce su un altro corpo, soltanto che, in questo caso, le conseguenze di questa nuova forza non vengono conservate come accade nei corpi elastici, ma vanno perse.

Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive e critica delle dimostrazioni delle quali il Signor Leibniz ed altri studiosi di Meccanica si sono avvalsi in questa controversia, insieme ad alcune considerazioni preliminari riguardanti la forza dei corpi in generale, Immanuel Kant, Mimesis. Testo tedesco a fronte. Prefazione, introduzione, traduzione, note, commentario e apparati a cura di Stefano Veneroni. Immanuel Kant è stato uno dei massimi pensatori della storia del mondo, ancora oggi, con buona pace dei discenti liceali, per i quali senza ombra di dubbio rappresenta uno degli scogli più ardui da circumnavigare nel corso del programma di filosofia, studiato sotto molteplici aspetti, poiché la sua esegesi, o, per meglio dire, per usare un termine che gli è consono e proprio, che di fatto, nella sua accezione più immediata, facendo riferimento alla speculazione dell’intellettuale tanto metodico che la leggenda vuole fosse una sorta di orologio umano per i suoi concittadini, ha reinventato lui stesso, la sua critica, intesa come finissima capacità di discernimento, affronta pressoché ogni ambito dello scibile. Benché la conoscenza abbia dei limiti, infatti, è all’interno di essi che ci si deve inesorabilmente muovere senza smettere mai di andare in profondità: quest’opera monumentale indaga la fisica, ed è da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

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