Intervista, Teatro

“Triangolo rosa”: intervista a Gabriele Cantando Pascali

53365761_392143644955263_6089214038800072704_ndi Gabriele Ottaviani

Alla stessa stregua della stella gialla, emblema dello stigma che il regime del Terzo Reich rivolgeva nei confronti del popolo ebraico, il triangolo rosa marchiava gli omosessuali, tra i nemici più invisi e le vittime più dimenticate e atrocemente bersagliate dal progetto di sterminio nazista iniziato di fatto con l’avvento al cancellierato di Adolf Hitler nel millenovecentotrentatré, tanto che si è parlato di vero e proprio “Omocausto”: e Triangolo rosa è il titolo dello spettacolo in scena dal quindici al diciassette di questo mese al Teatro Elettra di Roma. Convenzionali ne parla con uno dei protagonisti, Gabriele Cantando Pascali.

Di che spettacolo si tratta?

Lo spettacolo è liberamente tratto da Bent di Martin Sherman, rappresentato in tutto il mondo e dal quale è stato tratto un bellissimo film con lo stesso titolo (in Italia mai distribuito) magistralmente interpretato da Clive Owen, Lothaire Bluteau, Mick Jagger e Ian McKellen. È un opera intensa e cruda che racconta le atrocità dell’Omocausto.

Da quali fonti avete tratto spunto?

Da tempo cercavo un testo che parlasse di un rapporto di amicizia/amore tra due uomini non coetanei e così tra le varie ricerche ho trovato questo testo che mi ha particolarmente colpito per la delicatezza della storia raccontata vissuta nell’orrore dell’epoca. Abbiamo trovato insieme al regista dei documenti dell’epoca che poco si discostavano dalla sceneggiatura di Sherman. Nella versione di Angelo Curci l’attenzione è posta su Hans e Mathias e sul loro incontro nel campo di concentramento di Dachau; Hans (il più anziano dei due) è quello più consapevole degli orrori, quasi rassegnato, mentre Mathias, arrivato da poco, ha ancora negli occhi la speranza che “tutto questo non sta accadendo”. Tra i due, nonostante tutto, nascerà un sentimento.

Chi è in scena e con quali ruoli?

Nel ruolo di Hans ci sono io, Gabriele Cantando Pascali, mentre Mathias è interpretato da Federico Gatti, un giovane attore molto bravo e attento.

E dietro le quinte?

Le scenografie sono di Alexandra Busiri Vici, che è una “figlia d’arte”, diciamo, figlia di Liliana Eritrei, meravigliosa attrice, scrittrice e sceneggiatrice, e di Andrea Busiri Vici, noto direttore della fotografia al cinema; i costumi sono di Alice Sinnl, Alberto Buccolini sarà il nostro tecnico e alla regia Angelo Curci.

Qual è il messaggio della vostra rappresentazione?

Io spero che lo spettacolo resti nel cuore di tutti ma soprattutto che accenda nelle nuove generazioni il sentimento della memoria perché gli orrori vissuti dagli omosessuali, dagli Ebrei e da tutti in generale, non siano dimenticati.

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