Libri

“Il gioco di Santa Oca”

unnamed.pngdi Gabriele Ottaviani

Pipòt dorme, beata gioventù. Un respiro quasi infantile, nel sonno scompare l’ombrosità che lo accompagna costantemente quando veglia. Dorme da innocente, pensa Pùlvara. In qualche modo le ricorda il figlio che ha avuto in terra todesca: crepato a sette anni di certe placche grigie e fungose che gli avevano riempito la gola. Quanti bambini senza peccato erano morti quell’inverno. Le donne congiungevano le mani o si strappavano i capelli. Pùlvara sente le lagrime sgorgarle dagli occhi, come se il suo Jonas fosse morto adesso adesso. Il limite sottile tra la vita e la morte è ben poca cosa. Le tornano alla mente anche le volte in cui ha dormito con Bonaventura e il resto della banda in un vecchio essiccatoio per le castagne o nel torracchione di pietre nere al Fosso del Pan Perduto. Scoregge nell’aria fredda, bocche che respiravano rumorosamente, qualche armeggio di mano per gli sfoghi nel peccato solitario. A quel tempo spesso si addormentava al suono della voce di Bonaventura che raccontava del giardino di Santa Oca il cui premio attende alla fine di un lungo cammino chi non si dà per vinto. “Ah,” ridevano gli uomini della sò banda, “allora se ci arriviamo, diventiamo ricchi come il Re d’Ispagna e possiamo finalmente toglierci tutti gli sfizi che ci pare”… Ma Bonaventura spiegava che le ricchezze andavano distribuite ai più bisognosi: alle vedove, ai vecchi… Non c’era verso di fargli cambiare parere: sulla Giustizia e sulla ripartizione equa si faceva un punto d’onore che neanche un nobile franzé. Lo stesso riguardo alla questione del rubare nelle chiese.

Cosceneggiatrice di Così ridevano di Gianni Amelio, aggiudicatosi meritatamente vari riconoscimenti fra cui quello alla cinquantacinquesima edizione della mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, quella del millenovecentonovantotto, la seconda e ultima diretta da Felice Laudadio, che vide premiare dalla giuria presieduta da Ettore Scola anche Kusturica, Sean Penn, Catherine Deneuve e Niccolò Senni, pittrice, fumettista, autrice di teatro e narrativa dalla bacheca onusta, giustamente, di trofei, Laura Pariani, intellettuale e artista a tutto tondo, dalla voce stentorea e originale, lirica, vivida e profonda, dipinge con tinte brillanti e ritmo ammaliante, impreziosendo il tutto con una prosa credibile e immaginifica, la vicenda secentesca di un popolo in cerca di sé che si ribella alla protervia del potere, e quella di una donna che fintasi uomo si è unita alla compagine di Bonaventura Mangiaterra e a vent’anni di distanza, da cantastorie, ne narra le imprese e ne svela il mistero… Il gioco di Santa Oca, La Nave di Teseo: raffinato, elegante, allegorico, bellissimo sin dalla copertina.

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2 risposte a "“Il gioco di Santa Oca”"

  1. Alberto Moreni ha detto:

    Ho appena finito di leggere “Il gioco di Santa Oca”: un’opera di sconvolgente potenza narrativa e di intenso lirismo, un capolavoro che ti lascia stordito e incantato!

    "Mi piace"

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