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“Non si uccidono così anche i cavalli?”

51WIlQ3mG3L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È sempre più debole, o sbaglio? Dice il medico che gli tocca controllarle il cuore parecchie volte al giorno.

È senza ombra di dubbio il più bello, riuscito, potente, intenso, significativo, politico e ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione tra i film della monumentale carriera di Jane Fonda, ha ispirato spettacoli teatrali e moltissima arte in genere, è un testo agilissimo ma deflagrante, un apologo straziante e sempre attuale sulla feroce protervia della necessità, del bisogno che morde i polpacci e le caviglie come un cane rabbioso niente affatto disposto per alcuna ragione a mollare la presa, e che induce, pensando di poter riuscire comunque a cavarsela, ad abdicare alla propria dignità, fosse anche per una competizione di ballo, disciplina che più d’ogni altra dovrebbe testimoniare la gioia, quando in gioco c’è la speranza di un futuro migliore, e intanto si riesce anche ad avere la pancia un po’ piena, ché uno è sempre meglio di zero… L’uomo, però, è per l’altr’uomo un lupo, e così… Non si uccidono così anche i cavalli?, Horace McCoy, SUR, traduzione di Luca conti, prefazione di Violetta Bellocchio: da leggere, rileggere, scoprire e riscoprire.

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