Libri

“Alla luce di quello che sappiamo”

51-GKYU8BTL._SX352_BO1,204,203,200_.jpgdi Erminio Fischetti

Il mio dramma, come quello di chiunque, è al piano di sopra, cioè nella testa. E non penso si possa scrivere di un dramma mentale. L’unica cosa che abbiamo a disposizione è ciò che facciamo.

Alla luce di quello che sappiamo, Zia Haider Rahman, La Nave di Teseo, traduzione di Fabio Zucchella. Gli esordi letterari negli ultimi anni destano sempre interesse non perché qualcuno possa credere di poter trovare nel battage delle agenzie internazionali il nuovo Alberto Moravia, la nuova Joyce Carol Oates o il nuovo Philip Roth (anche perché la sfiducia verso il nuovo contraddistingue il nostro tempo), ma perché il settore può definire quelli che saranno i nuovi trend, capire come manovrare il mercato. Alla luce di quello che sappiamo, dopo quattro anni dalla sua uscita nei territori anglosassoni, approda finalmente in Italia per i tipi de La Nave di Teseo non un semplice esordio, ma un romanzo-mondo del nostro tempo sul nostro tempo: lo rielabora mettendo in scena su più piani i profondi cambiamenti sociali, morali, geografici, la crisi economica, la mutevolezza dei rapporti. Zia Haider Rahman si è imposto sia nell’ambito della critica che del pubblico (e senza dimenticare la filiera di premi per i quali è stato nominato, fino alla consacrazione del James Tait Black Memorial Prize, il più antico di ordine britannico che quest’anno festeggia il secolo) con questo suo originale e densissimo romanzo, che ha impiegato anni a scrivere e che è una sorta di compendio sul classismo, il potere, la cultura, la perdita, l’esilio, il peso delle differenze attraverso la storia di due amici che anni addietro avevano studiato matematica a Oxford, l’unica cosa che avevano in comune a detta della voce narrante, uno dei due, il privilegiato, quello che proveniva da una facoltosa famiglia di origine pakistana, al contrario dell’altro, nativo di una modesta famiglia di immigrati del Bangladesh a Londra. Comincia così una vicenda che mette dentro non solo l’attualità del nostro mondo, ma soprattutto il genere romanzo, che si fa saggio, poesia, prosa lirica, matematica, storia. L’autore, anch’egli inglese originario del Bangladesh, con una carriera da funzionario a Wall Street, sembra avere elementi in comune con i suoi personaggi, ma quello che più importa è che è capace di scrivere, al di là della storia e di come la mette in piedi, sa usare le parole e non le sa solo mettere in fila come uno dei tanti, bensì ha la capacità di trovare una logica e un respiro ricco di forma e contenuto. Forse, con Alla luce di quello che sappiamo, Zia Haider Rahmen probabilmente ha sin d’ora trovato la sintesi della totalità dei suoi temi in un esordio splendido che è già testamento e che sarà molto difficile superare: eppure i miracoli, a differenza della gratitudine, sono di questo mondo.

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