Libri

“Salinger”

41prdA+fIAL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«The New Yorker» presentò Per Esmé: con amore e squallore l’8 aprile 1950. Dopo i concitati anni 1948 e 1949, Salinger pubblicò soltanto questo racconto tra l’aprile del 1949 e il luglio del 1951. Esmé fu un successo immediato. I lettori riconobbero la sua natura di tributo e inondarono Salinger di lettere. Il 20 aprile questi si stupì con Gus Lobrano poiché aveva già ricevuto più posta per Esmé che per qualsiasi racconto avesse mai scritto. Tutti attendevano con ansia la sua prossima opera. Eppure, in un momento di chiara ascesa della propria carriera, Salinger decise di non pubblicare più nulla fino a quando non avesse terminato il suo adorato romanzo, Il giovane Holden. L’impresa era davvero audace. Più che un libro vero e proprio, Salinger aveva per le mani un groviglio di racconti discontinui scritti a cominciare dal lontano 1941. Continuando a lavorare al manoscritto nel corso degli anni ne aveva cambiato e alterato l’aspetto e la filosofia…

Salinger – La vera storia di un genio, Kenneth Slawenski, Newton Compton. Traduzione di Nello Giugliano e Giulio Lupieri. Bello sin dalla copertina, il ritratto che Kenneth Slawenski – nato e cresciuto nel New Jersey, consulente storico per Hollywood, due lauree all’attivo, appassionato lettore del Giovane Holden, tanto da maturare un interesse per l’enigmatico e finissimo intellettuale che gli ha dato vita, e che una volta dato alle stampe il suo capolavoro ha deciso, forse anche per i traumi mai completamente elaborati che hanno connotato la sua esistenza, in primo luogo in seguito alla sua partecipazione come soldato alla carneficina della seconda guerra mondiale, di vivere nel più assoluto riserbo,  tale da dare il via ad approfondite ricerche che costituiscono l’ossatura del suo sito, www.deadcaulfields.com, riconosciuto come la miglior risorsa su Salinger reperibile in Internet – realizza con questo best seller che ha ispirato il biopic di Danny Strong con Nicholas Hoult, Zoey Deutch, Sarah Paulson e molti altri, tra cui, nel ruolo di Whit Burnett, l’ormai innominabile (per gli standard dell’ipocrisia della Mecca del cinema) Kevin Spacey, è intenso, raffinato, dettagliato, appassionante come un romanzo dalla solida trama e mai banale. Da leggere.

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