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“Fra la via Aurelia e il Mississippi”

414F8r+nhAL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Una lacrima gli solcava il volto e allora prendeva la chitarra e le sue mani rugose tornavano a trasformarsi in due preziosi sensuali arti e componeva musiche bellissime, su cui improvvisava parole che gli uscivano dal cuore. Era il suo blues, da cui mi lasciavo avvolgere come una coperta calda e accogliente. Lui diceva sempre che le canzoni erano un parto della sua immaginazione. Nel senso che immaginava di sentire una voce cantare e così i versi gli venivano in mente. E poi la melodia: sentiva una musica nella sua testa e iniziava a cantarla. E il risultato era straordinario. Ma quando ti chiami Martha Rae e sei nata a Clarksdale e sei donna, negra… ricordate?, ecco, quando nasci così, qualcosa di poco piacevole nella tua vita è sempre in agguato. E quella volta ebbe le fattezze di uno sceriffo. Un tizio alto, bianco e muscoloso, con le mascelle prominenti, il cappellone bianco e una stella che riluceva sulla giacca. Il tipo ideale per odiare a morte una come me. Mettiamoci poi che lo sceriffo in questione era stato di servizio a Clarksdale un paio d’anni prima; sì, sì, proprio quando avevo fatto schizzare un bel po’ di sangue dal corpo di quel maiale che diceva di essere mio padre. Mettiamoci che di un negro morto in una baracca non gliene fregava nulla, ma mettiamoci anche che il fatto di non essere riuscito a mettere le sue manacce su una ragazzina gli pesava. E se consideriamo tutto questo arriviamo al risultato finale: quel maledetto sbirro mi riconobbe e non capisco nemmeno perché, dal momento che avevo l’idea che agli occhi di uno come lui io sarei stata uguale a milioni di ragazzine come me. Invece, vallo a capire, sarà stato per l’altezza, sarà stato per i miei occhi grandi e rotondi, sarà stato perché qualcuno forse aveva realizzato un ritratto della sottoscritta, sarà stato per qualcosa che non saprò mai, insomma, il fatto è che questo tipo mi riconobbe, proprio mentre stavo cantando con il vecchio davanti a una chiesa. Forse era la mia voce che aveva riconosciuto, dal momento che là a Clarksdale, dopotutto, cominciavo a essere abbastanza conosciuta…

Fra la via Aurelia e il Mississippi – Sei racconti “in blues”, Marco Di Grazia, Augh. Il Mississippi è un grandissimo fiume dalla gigantesca portata e dal celebre delta, in prossimità del quale la terra non è fertile solo di piante, ma anche di musica: il blues ha trovato lì la sua culla, da quei luoghi è spiccato il volo di una straordinaria epopea che ha valicato numerosi confini, fra cui finanche l’oceano. Edificando una dialettica avvincente ed emozionante fra distinte realtà, accomunate dalla loro alterità rispetto al canone, Di Grazia, con mirabile ingegno, parla di vita, amore, passione, dolore, razzismo, delitti, misteri, incidenti e molto altro, senza retorica e con eleganza coinvolgente.

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2 risposte a "“Fra la via Aurelia e il Mississippi”"

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