Libri

“Di chi è questo cuore”

51l1WlomLwL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Anch’io e il bagnino del circolo ci scambiamo pareri di lettura. O meglio, lo abbiamo fatto all’inizio, per un paio di mesi, finché non è successa una cosa. Mi era già capitato tempo addietro di frequentare una piscina dove il bagnino leggeva, quindi ero abbastanza preparato all’eventualità, però questo caso mi appariva più stupefacente: si tratta di un ragazzo sui trenta dall’aria simpatica, quasi sempre chino sul suo Kindle. I lettori passati al supporto digitale rappresentano una vera e propria rarità, sicché non potevo non ammirare questo bagnino (che tuttora ammiro), tanto meno potevo resistere alla tentazione di chiedergli cosa leggesse. Ogni mattina, uscendo dalla vasca o più spesso entrando, mi informavo sul libro in lettura. Erano quasi sempre romanzi americani, alcuni di autori italiani che nei ritagli di tempo svolgono anche l’attività di magistrato o di politico e vengono invitati nei programmi televisivi di intrattenimento che gli garantiscono il classico calcio in culo verso le vette agognatissime della classifica. Un po’ per invidia quindi, ma anche per un’oggettiva distanza dai miei interessi, quegli scrittori non li ho mai letti, per cui si è creata una serie di brevi dialoghi al termine dei quali ogni volta mi ritrovavo ad ammettere la mia ignoranza, rendendo piuttosto insensata ai suoi occhi, ne sono sicuro, la perseveranza con cui lo interrogavo. Che idea si sarà fatto di me?, ho cominciato a chiedermi. E se pensasse che le mie domande sono solo un modo per agganciarlo? Un intellettuale gay, o peggio, un sondaggista. Così una mattina gli ho detto: “Sai, devi perdonare la mia curiosità, il fatto è che anch’io da ragazzo facevo il bagnino e passavo le ore leggendo romanzi, proprio come te. E, non ci crederai, ho finito per scriverli.” “Ma va’?” mi ha risposto lui. Dopo di che si è limitato a osservarmi con un sorriso professionale, non più di un istante, prima di tornare con lo sguardo sul Kindle, mentre io ora potevo solo dirigermi verso la quinta corsia con la morte nel cuore. Come mi era saltata in mente una frase così stupida? E, non ci crederai, ho finito per scriverli. Da allora solo saluti garbati, a distanza. Un bel buongiorno, ricambiato con quella particolare nota stentorea che rende palese il distacco, l’indifferenza, nell’espressione di cordialità. Di certo non lo biasimo, è un atteggiamento più che comprensibile: il bagnino sarà circondato da persone che gli propongono i loro romanzi su Facebook, sarà senz’altro un bersaglio ambito del self-publishing praticato da amiche e amici, o più semplicemente avrà già incontrato decine di soci della piscina che, vedendolo leggere, gli avranno detto, spero in un modo meno goffo del mio, che anche loro scrivono libri.

Di chi è questo cuore, Mauro Covacich, La nave di Teseo. Il cuore è una pompa, un muscolo striato ma involontario. Diastole e sistole, dilatazione e contrazione, il sangue raggiunge ogni recesso del corpo umano, lo nutre e lo irrora, consente e mantiene la vita: e quando ci sono delle anomalie si è costretti a rivedere piani e programmi. È questo ciò che accade al protagonista di questo romanzo, che si chiama come il suo autore e che deve per cause di forza maggiore abbandonare lo strenuo ardimento straziante, matto e disperatissimo dello sport con cui anelava allenandosi di restare in forma e di sfuggire a modo suo alla dittatura del tempo che tutto fagocita e ogni cosa insaziabile erode, e rimettere nel giusto ordine le priorità. Prendendo le mosse da questo punto, però, come un tuffatore che sta per staccarsi dal trampolino o dalla piattaforma per compiere in volo artifici acrobatici prima di raggiungere l’acqua, grazie alla magia della letteratura l’autore riesce a riflettere, e far riflettere, sulla ragione e sui sentimenti, di cui il cuore è per tradizione la sede, e a indagare con grazia le mille fragilità dell’essere. Da leggere.

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