Libri

“Forno Inferno”

51AA-gPJu6L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Satanello era una specie di fuoco fatuo, una fiammella bianca che ardeva costante, come la bocca della canna di una saldatrice. «Stia fermo qui… brucia l’uomo a tre metri di distanza» disse il frate. «Ma allora non si potrà mai mangiare». «Non lo so, magari in futuro inventeranno un modo…». «Stupefacente» disse Tinca. Uscirono e si tolsero le tute, poi andarono nuovamente nell’orto. Tinca si coprì gli occhi per pararsi dai raggi del sole, che ormai splendeva alto nel cielo. «Sa dirmi altro sul professor Lucifero, Saturnino?». «Shhh, silenzio!» esclamò all’improvviso il frate. Si irrigidì, guardando fisso davanti a sé. Anche Tinca lo fece e notò che alla base del muricciolo di confine, su cui era abbarbicato un roveto costellato di rose scarlatte, si ergeva un enorme serpente, con la testa grande come un pugno. Aveva il corpo grasso, repellente e coperto di scaglie bianche e nere. Estrofletteva la sua lingua biforcuta, emettendo dei sibili acutissimi. «Una vipera, e della specie più pericolosa» disse Saturnino. «Una vipera cornuta!». Aveva, infatti, piccole escrescenze sopra gli occhi, simili a due corna. Era eretta, e affrontava rabbiosa un gatto nero, che tentava di graffiarla ma non ci riusciva. Fra Saturnino si avvicinò piano, brandendo la sua zappa. La sferrò deciso sul capo dell’animale, spaccandolo in due, ma la coda continuava a divincolarsi, e la testa a emettere quei fischi più forti di una pentola a pressione. «Che creatura diabolica!» sbraitò Saturnino, continuando a colpirla con la zappa, finché non ebbe fatto uno spezzatino di serpente. «Per fortuna l’ha messa fuori gioco» gli disse Tinca. «Bazzecole, non sono questi i serpenti che mi fanno paura, ben altre serpi si annidano nel cuore dell’abbazia». «Che intende dire?».

Forno Inferno, Daniele Botti, Alter ego. Il sottotitolo già dice tutto: Un giallo dallo humor rosa infiamma il quartiere Coppedè. Saverio Tinca, cooptato dalla setta che governa Roma dalla notte dei tempi, i Neri, a fare il commissario proprio nel loro quartier generale, tra le fantasiose, stravaganti e fascinose volute delle facciate del complesso di edifici della zona abitativa prossima ai Parioli, tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento, voluta nel millenovecentoquindici dalla Società Anonima Edilizia Moderna, che affida l’appalto a Gino Coppedè, artista eclettico e maestro del liberty, venuto a mancare nel millenovecentoventisette, il martedì santo del duemilaquattordici, mentre si sta dedicando alla sua occupazione prediletta (visto anche che è stato costretto a passare quasi integralmente alla sigaretta elettronica, le Marlboro rosse gli stanno distruggendo polmoni e prostata), ossia la Settimana Enigmistica, di cui è espertissimo e assai rapido solutore, riceve in ufficio la visita della governante filippina del dottissimo e sempre corrucciato professore ebreo Ermete Lucifero, che è misteriosamente scomparso dalla sua casa, al civico quattro di via Dora. E… Divertente, brillante, ironico, intelligentissimo, molto raffinato, caratterizzato nel dettaglio, è una lettura che regala puro piacere.

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