Libri

“Registro di classe”

41TzRwS6VUL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

4 gennaio. Quando ero studente, i miei professori mi assegnavano i compiti per le vacanze di Natale. Per “non farci perdere l’allenamento allo studio”, dicevano. Adesso so che erano tutte scuse.

Registro di classe, Sandro Onofri, Minimum fax. Postfazione di Vanessa Roghi. Si chiude il secolo breve e lui giovanissimo, quarantaquattrenne, muore. Sandro è un insegnante che ha deciso di perseguire davvero la sua missione. Dalla parte degli studenti. Alieno alla burocrazia. Al mercimonio. Alla sciatteria. Alle scuse sempre pronte e sempre uguali dei suoi colleghi che scaldano la cattedra e che desiderano più di ogni altra cosa che qualcun altro, i discenti in primo luogo, cui invece Onofri ha dato sempre come unico obbligo in vacanza quello di divertirsi per davvero (e lì sorge il problema, poiché se n’è persa l’abitudine), faccia il lavoro sporco al posto loro. Alla reificazione della cultura. La moglie trova nel suo computer un diario. Incompiuto. La sua ultima prosa. La sua ultima lezione, la più umana. E un ritratto vividissimo ed emozionante di un mondo e di un’età, l’adolescenza, vista con distacco e tenerezza, che non si vede l’ora che finisca ma poi sovente si passa la vita a rimpiangere: assolutamente necessario.

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