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“Tossico”

image001.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli gettò addosso il preservativo sporco, prima di allontanarsi senza una parola. Non che Jude ne avesse molte da dire: si rialzò, massaggiandosi le ginocchia doloranti, e il suo sguardo fu attirato dall’ingresso del vicolo. C’era la berlina blu, accostata e con il motore acceso. I vetri erano sufficientemente scuri da non mostrare i lineamenti dell’autista, ma si riusciva a scorgerne il profilo, voltato verso Jude. Lui scrollò le spalle, uscì dal vicolo e si diresse verso il “Rainbow Clover”, dietro cui aveva lasciato la sua roba. Grazie al cielo c’era ancora un po’ d’acqua nella bottiglietta e ne prese un sorso, pur sapendo che non sarebbe bastato a togliersi quel sapore di plastica e lubrificante dalla lingua. Non si voltò quando la berlina imboccò il vicolo e poi accostò alle sue spalle. E neppure quando il motore si spense. Percepiva il leggero tremore che scuoteva le sue mani, ma si costrinse a fermarle quando sentì la portiera che si apriva e poi chiudeva, e dei passi pesanti che si avvicinavano mentre si voltava. L’uomo che si trovò davanti era ormai un cliente abitudinario, per così dire. Jude conosceva bene quel collo taurino e le braccia muscolose, i capelli corvini con due ampie chiazze brizzolate sopra le orecchie e lo sguardo perennemente incattivito. Conosceva tutto ciò fin troppo bene, e non gli piaceva. L’uomo aveva un bel corpo, da quello che aveva potuto vedere Jude. Profumava sempre di colonia e i suoi abiti erano perfettamente stirati a qualsiasi ora lo incontrasse, anche nel cuore della notte. A volte si presentava da lui con le nocche sbucciate, ma erano piccoli segni. Potevano benissimo non essere dovuti alle risse, quanto a un hobby come la falegnameria, o qualche diavoleria simile. Un uomo pulito, con una berlina d’importazione costosa, degli abiti firmati. Eppure, sotto c’era sempre qualcosa, un odore di sudore acido che scatenava la paura in Jude. «Ti è piaciuto guardarmi mentre facevo un pompino a quel tizio?» lo apostrofò con tranquillità, come se si rivolgesse a un amico. Come se i peli sulla sua nuca non si fossero rizzati per la paura. «Per quello sei rimasto nella macchina? Per goderti lo spettacolino?» L’uomo non gli rispose, non era mai stato un tipo di molte parole. Da quando Jude l’aveva incontrato la prima volta – quasi un anno prima – l’aveva sentito pronunciare forse una manciata di frasi. Eppure, si erano visti fin troppo spesso, eccetto un periodo in cui l’uomo sembrava scomparso.

Il pastore Carson ha un figlio. Michael. È giovane. È bello. È bravo. È buono. È intelligente. È altruista. È dedito agli ultimi. È attivo nella comunità. È pio e devoto. Jude è giovane. È bello. È disperato. È senza Dio. È allo sbando. È assuefatto alle pillole. Si prostituisce per pagarsele, nello squallore più totale. Non vuole essere aiutato. Michael vuole aiutarlo. Michael è attratto da Jude. Jude è attratto da Michael. Irresistibilmente. Sono soli. Sono insieme. Sono tutto l’uno per l’altro. Hanno tutti contro. Tossico, Susan Moretto, Triskell: intenso.

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