Libri

“Il sentimento del ferro”

sentimento ferrodi Gabriele Ottaviani

Con il crollo della monarchia dei Romanov, gli autoctoni avevano cacciato i russi e strappato le terre ai dominatori venuti dalla Germania. All’improvviso, i tedeschi del Baltico si erano risvegliati da quel loro lungo sogno feudale. Non c’era niente che attendesse Martha Kernig in Lettonia. Inoltre, nell’anno e mezzo trascorso a Neuhof, Martha aveva lavorato sodo, e non intendeva rinunciare agli utili che quella fatica cominciava a produrre. A Riga, lei e suo marito avevano gestito un negozio di coloniali. Nella nuova patria, le autorità le avevano assegnato una bottega appartenuta a una famiglia polacca. Era un emporio di paese che teneva un po’ di tutto. Il magazzino era ancora mezzo pieno. Dove fossero finiti i vecchi proprietari, Martha non se l’era chiesto. Non ne aveva avuto il tempo. Rimettere a posto la casa e il negozio, tutto da sola, dovendosi anche occupare dei figli, era stata un’impresa. Non era semplice raggiungere condizioni di vita accettabili in una regione arretrata, dove mancavano le più elementari norme igieniche. Ma le cose stavano cambiando. I Volksdeutschen portavano la civiltà a Neuhof. Erano loro i suoi clienti. I polacchi non li vedeva quasi mai, se ne stavano rintanati nei loro buchi fangosi e puzzolenti. I dirigenti del Partito erano stati espliciti in proposito. I polacchi andavano ignorati. I coloni tedeschi non erano stati mandati lì per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale, ma per assolvere al compito storico di una razza dominante. I polacchi che non venivano evacuati, dovevano essere trasformati in manodopera docile e a buon mercato. Alcune centinaia di chilometri a ovest del Golfo di Riga, i tedeschi del Baltico continuavano a sognare il loro antico sogno. Quando ebbe finito con il bucato, Martha rientrò in casa. Elsie e Paul avevano divorato la merenda con l’appetito dei bambini abituati a vivere all’aria aperta.

È una battuta, una frase formulare, un luogo comune, un’amara, amarissima, atroce verità, perché tanti non hanno pagato per i crimini abominevoli che hanno compiuto e che qualcuno ancora si ostina incredibilmente a negare, inventando fandonie e fantasie che derubrichino quegli abomini aberranti e tristemente veri a fole complottistiche, e non hanno pagato proprio perché sono scappati in Sudamerica: si dice infatti che sono diventati tutti argentini (o danesi) i tedeschi dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto i nazisti, ovviamente. E tra l’America latina degli anni ottanta del secolo breve e il Reich hitleriano, due luoghi, due tempi e non solo, si muove, con una sorprendente omogeneità e una spiccata solidità narrativa, il romanzo di Giaime Alonge Il sentimento del ferro, edito da Fandango: assolutamente imperdibile, sconcertante pagina dopo pagina.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...