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“Briciola”

41v+cwKDfgL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

A quanto pareva, per Chase non era un problema parlare di sé; non era un tipo particolarmente espansivo, questo era vero, però rivelava se stesso con una tranquillità e una sincerità che mettevano a proprio agio il suo interlocutore. Stava parlando della sua vita sentimentale con naturalezza, guardando il paesaggio mentre guidava con calma per le strade della campagna gallese; non aveva problemi ad affrontare un argomento che avrebbe potuto essere spinoso per un uomo… A dirla tutta, qualsiasi altro uomo non avrebbe parlato in quel modo: troppo rischioso, troppo poco virile. Mai esporsi, mai rivelare le proprie debolezze. Beh, Kian aveva sempre ritenuto che fosse un’emerita stronzata. Probabilmente, Chase ci aveva messo del tempo e non poche difficoltà per arrivare a essere così a proprio agio con se stesso, ma il traguardo che aveva raggiunto dava l’idea di essere solido come il suo fisico. Il dottor Donovan era una sequoia. Una donna avrebbe fatto carte false per avere un uomo come lui e, molto probabilmente, lo stesso avrebbe fatto un uomo. Si riscosse dai suoi pensieri e si rese conto che Chase aveva ripreso a parlare. «Il primo anno di liceo un ragazzo di terza mi ha chiamato checca, mi ha spintonato contro il mio armadietto: il classico bullo che può renderti la vita una vera merda… Chissà quante volte c’era riuscito con le sue vittime. Credeva di fare lo stesso con me, ma si sbagliava, perché io non glielo avrei permesso. Facevo parte della squadra di hockey della scuola e stavo mettendo su dei bei muscoli, inoltre avevo un buon substrato: con i miei famigliari non ho mai avuto segreti circa la mia sessualità e loro mi hanno sempre spalleggiato. Ero forte in tutti i sensi, quindi gli ho restituito il favore e gli ho detto che era meglio che pensava ai fatti suoi invece di rompermi le palle, altrimenti gli avrei spaccato il culo.» Kian rise. «Glielo hai detto davvero?» «E avresti dovuto vedere la sua faccia! Non se l’aspettava! Mi sono fatto un sacco di amici e i bulli sono rimasti a mangiarsi il fegato. Non è sempre andato tutto liscio, ho dovuto impartire qualche lezione ogni tanto, ma in genere se ne guardavano bene di importunare un membro della squadra di hockey, perché sapevano che avrebbero rischiato di trovarsi l’intera squadra alle calcagna.» Chase scosse la testa con un sorriso sulle labbra ripensandoci, poi proseguì. «All’università avevo un compagno. Matto come un cavallo, temerario, spudorato. Si chiamava Peter. Lo amavo e gli vorrò sempre bene.» Kian arrossì a quella confessione. Un Chase più giovane e senza barba abbracciato a un altro giovane uomo riempì i suoi pensieri. Com’era baciare un altro uomo? Come si accarezzavano, com’era il suono dei loro respiri nell’intimità? Sentiva il viso e il petto roventi e non capiva da dove provenisse quella curiosità quasi morbosa. Molto probabilmente era dovuta al fatto che non faceva sesso da parecchio tempo. Proprio in quel momento, Chase si volse per dirgli: «Ci amavamo davvero.» C’era una luce malinconica nei suoi occhi verdi, e Kian si chiese se lo amasse ancora, se stessero ancora insieme, se la loro, ora, fosse una relazione a distanza. Chissà se Chase si era accorto di quanto erano rosse le sue orecchie e il collo che spuntava dalla giacca sbottonata. Forse sì, ma non lo diede a vedere; intanto la testa di Kian ronzava come uno sciame d’api. «Giocava a hockey, ovviamente, mentre io avevo smesso.» «Ecco perché ti piace quello sport,» riuscì a scherzare. Il sorriso di Chase si fece ancora più ampio, mentre tornava a rivolgere la sua attenzione alla strada. «Anche. Da adolescente gli altri guardavano le cheerleader, mentre io guardavo gli atleti. Ho sempre avuto un debole per gli sportivi.» «È il caso che ti ricordi che ce n’è uno seduto nella tua auto, ora?» «Ah ah! Non ho un debole per voi rugbisti, siete poco eleganti!» Kian gli regalò una pernacchia.

Pilone, tallonatore, seconda linea, terza linea, ala, mediano, centro, estremo: i ruoli nel rugby non mancano. Kian è il regista. Da lui passa il gioco. È abituato a ordire trame, anche in amore. Ma non per sé. Di norma per suo fratello, Lawrence. Anche grazie all’aiuto di Thor: che, essendo un cane, non guarda affatto al sesso delle persone, se sono maschi o femmine non gli importa, basta che siano bravi e buoni (del resto si sa, i quattrozampe spesso si comportano al contrario degli uomini: questi ultimi di solito quando sei triste per esempio tendono a emarginarti perché rovini loro le giornate e ricordi cose a cui non vogliono pensare, un cane più sei triste più ti coccola…). E lui del suo veterinario ha piena stima. Chissà che questa volta il medico degli animali non riesca a ben curare anche un cuore umano… Briciola, Stella Bright, Triskell: intenso.

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2 risposte a "“Briciola”"

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