Libri

“Maledetti colleghi”

ed-park-light-675x1024di Gabriele Ottaviani

Laars si presentò al lavoro come se qualcuno l’avesse picchiato in faccia con un calzettone pieno di sale e poi gli avesse insultato la nonna. Non parlava molto e aveva il muso lungo, perciò forse era succes – so davvero. Si tenevano a debita distanza. Aveva un caratteraccio e una volta aveva fatto a botte con un tassista sotto il ponte di Brooklyn.

Maledetti colleghi, Ed Park, Fazi, traduzione di Giuseppe Marano e Marco Rossari. Gli uffici, si sa, sono un covo di vipere, e si chiede davvero con tutto il cuore scusa alle vipere, perché senza dubbio non sono capaci di tali meschinità: i colleghi invece sì, di norma li battono solo gli amici e gli amori, in quanto a crudeltà. E in questo luogo di perdizione dove si dice che si venga fatti fuori finanche solo ed esclusivamente perché si ha la lettera iniziale del nome sbagliata un gruppo di impiegati in un palazzo incastrato in quella che pare essere la sola strada di Manhattan su cui i riflettori della ribalta della terra delle opportunità sembrano aver deciso di non risplendere mai vive senza esistere perché ha solo terrore di non avere più di che vivere. E… Allegorico e straziantemente vero, apologo del ceto medio privato a tradimento del futuro, frammentato come la società, è da leggere senza esitazione.

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