Libri

“Sogni e altiforni”

unnamed (1)di Gabriele Ottaviani

Mare di sabbia e sassi. Scogliere e arenile, piccolo golfo d’un’isola dove soffia il vento polveroso della storia. Palme nane mediterranee, piccoli lecci, abeti di mare e piante grasse. Vegetazione da terra arida bruciata dal sole. Ficus Beniamino alto e svettante, banani imponenti, fichi, olivi, iris dai fiori rosso fuoco, rocce rupestri riarse, montagne e altopiani da spaghettiwestern, pure se qui li chiamerebbero feta-western. Paesaggio troppo simile al luogo natio per renderlo straniero agli occhi, luogo dove trovare consonanze più che dissonanze. Casa sul mare, terrazza affacciata tra tamerici salmastre e arse, pitosfori, oleandri e barba di Giove. Larici, conifere di mare, non pini marittimi, ma un modo cretese d’esser tali. E il fico degli ottentotti non ancora fiorito, forse ormai sfiorito, bruciato dal sole, confuso dal vento. Piccola strada notturna tra venditori di mare, i soliti cinesi, identici kebabbari, luogo dei luoghi del mondo, e mercanti che vendono Creta ai turisti formato ricordo. I viburni fioriti, come farfalle crepuscolari, il profumo intenso del mare sospinto dai venti del Peloponneso. Isola tra le isole che ricorda la mia penisola affacciata su un’isola. Campetti sterrati e bruciati dal sole. Creta è una gigantesca Isola d’Elba con identici profumi. Acqua che manca e il sintetico ancora non è arrivato, non fa parte della tradizione. I ragazzi si difendono bene, nonostante tutto.

Sogni e altiforni – Piombino – Trani senza ritorno, Sinfonia d’autunno, La voce di Debora, Gordiano Lupi, Cristina De Vita, A. Car. Edizioni. La nostalgia è il dolore del ritorno, ma è anche, per non dire soprattutto, una tenerissima e straziante dimostrazione e dichiarazione d’amore. Per quello che si è. Per quello che si è stati. Per il passato, che certo non torna ma altrettanto sicuramente non se ne va mai via del tutto. Per quello che poteva accadere e invece non è accaduto. È dolceamaro il sapore della frustrazione, della paura del futuro, delle occasioni perdute, dei treni passati, dei valori dimenticati e soffocati dalla realtà ferocemente contraddittoria che tutto fagocita e mercifica, lento e inesorabile lo sciabordio delle onde delle rimembranze, che in quest’opera in cui in maniera potente come di rado avviene due voci diverse si amalgamano per raccontare è esaltato con tono quasi fiabesco. C’era una volta, verrebbe da dire, un ex calciatore, che… Da leggere.

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