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“Diario russo”

515JXYyRWxL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Pensavamo di esserci alzati molto presto, ma gli abitanti del villaggio si trovavano nei campi fin dall’alba. Ci recammo dove stavano mietendo la segale. Gli uomini camminavano in fila con lunghe falci, tagliando un’ampia striscia di campo. Dietro venivano le donne che legavano le messi in covoni con corde di paglia; alle loro spalle stavano i bambini che spigolavano, raccogliendo ogni spiga rimasta indietro, così che nessuna andasse perduta. Ci davano dentro senza sosta, perché era il periodo di maggior impegno. Capa cercò di scattare delle fotografie, e loro lo guardavano, sorridevano e continuavano il lavoro. Non ci furono intervalli. Questa gente lavorava così da migliaia di anni. Per un certo periodo avevano avuto dei macchinari, ma ora erano tornati a lavorare a mano in attesa della costruzione di nuove macchine. Visitammo il mulino dove si macinava il grano per il pane e andammo nell’ufficio dove si tengono i conti della fattoria. Al limitare del villaggio si stavano costruendo degli edifici in mattoni; tutti desideravano avere case in mattoni e tetti in tegole, poiché temevano che i tetti di paglia potessero incendiarsi. Erano felici che sul posto ci fossero torba e argilla per impastare i mattoni. Quando il loro villaggio fosse stato ricostruito, ci dissero, avrebbero venduto mattoni ai villaggi vicini. Le opere in muratura dovevano essere ultimate prima dell’inverno e, quando non potevano lavorare nei campi, costruivano mattoni. Mucchi di torba per i forni erano pronti sul pavimento. A mezzogiorno ci fermammo a osservare una famiglia che pranzava: madre, padre e due bambini. Avevano posato in mezzo alla tavola una grande zuppiera contenente minestra di verdura e carne, e ciascun membro della famiglia vi affondava il suo cucchiaio di legno. C’era anche una grossa ciotola di pomodori affettati, una grande forma di pane e una brocca di latte. Questa gente sembrava mangiare veramente bene, e potevamo notare i miglioramenti dell’alimentazione osservando le cinture di cuoio che stringevano le tuniche degli uomini. I segni lasciati dalla fibbia negli anni trascorsi erano rimasti indietro di due o tre pollici, e ora la cintura si era molto allargata.

Diario russo, John Steinbeck, Bompiani, con le fotografie di Robert Capa. Traduzione di Giorgio Monicelli. Introduzione di Luigi Sampietro. Finita la seconda guerra mondiale inizia e si protrae per otto lustri e più quella fredda tra blocco capitalista e schieramento comunista, e dunque in primo luogo fra i due più stretti, solidi e forti alleati nel conflitto contro l’abominio del nazismo, gli Stati Uniti da un lato e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche dall’altro. In questo contesto due intellettuali formidabili come Steinbeck e Capa decidono di partire per raccontare quello che vedono: ne scaturisce un vero e proprio imprescindibile capolavoro.

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