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“Cinema: il destino di raccontare”

31RaE7Wq6SL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gary Cooper, il grande astro, modello e tipo della gioventù del nuovo mondo, è, naturalmente, un inglese. Comunque, egli aggiorna il fascino, se non la voga, di un altro europeo, italiano quella volta: Rodolfo Valentino. Il fatto può assumere un certo valore quando si metta Cooper a confronto col suo emulo in popolarità, Clark Gable. Dietro il fascino di Cooper c’è intelligenza, raffinatezza, cultura, quasi una sorta di idealismo; dietro quello di Gable c’è solo l’ascendente virile, la volontaria e robusta praticità che sfonda l’ostacolo con un colpo quasi taurino della fronte bassa. Gable è il tipo che deve avere sempre ragione, anche quando ha torto. Cooper ha, invece, il senso delle distinzioni, e se deve aver ragione vuole averla con la ragione. La grazia di seduttore, a volte perfin morbida, in Marocco e il pugno con cui rovescia la tavola in Desiderio sono due poli che segnano nelle oscillazioni della figura di Cooper una specie di media originale tra il gusto Valentino e il nuovo gusto della massa. A soddisfare il quale, nelle sue impulsive esigenze, viene appunto Clark Gable: la ragazza del popolo e della piccola borghesia imponevano un ideale di uomo al cento per cento, prepotente e immediato; i ragazzi del popolo un campione dalla sagoma sportiva che sapesse trattare la vita come una preda. (Del resto è proprio di quel tempo la voga di Jean Harlow). Quando sulla strada di Spagna Gary Cooper fa a Marlene lo scherzo del claxon non dà tanto segno di ostinazione, come un Gable nelle impuntature di Accadde una notte, quanto di un goliardico spirito da burla. Studente era, all’Università di Grinnell (Iowa), quando un amore, il classico amore di gioventù, lo indusse a cercar lavoro, per arrivare al matrimonio. Lei si chia mava Doris, ed era studentessa. Dicono che ancora adesso, a vedere gli enormi cartelloni pubblicitari con una cubitale faccia del suo Gary, esclami: “Se non era per me, non sarebbe arrivato dov’è ora”. Come non pensare al celebre rimpianto di Mathilde Wesendonk quando, vecchia, all’udire il Tristano di Wagner, fieramente sospirava: “Però Isotta sono io!”. Figlio di genitori inglesi, Gary è nato a Helena (Montana). Fino agli undici anni è vissuto nel ranch paterno presso la città. Grandi cavalcate, naturalmente, interminabili nuotate. Vert paradis des amours enfantines. A dodici anni fu mandato a scuola in Inghilterra. Anche il cinema deve i suoi astri alla fortuna: appena tornato ad Helena, Gary fu vittima di un incidente d’auto che per poco non gli costò la vita. Per rimettersi, dovette passare due anni all’aria aperta, facendo una vita da cow-boy. Venne, dunque, il tempo di Grinnell. E di Doris. Gary Cooper controlla clamorosamente un’eccezione: per lui fu più facile riuscire nel cinema che nella vita. Chiunque, con un po’ di buona volontà, può riuscire negli affari, nelle speculazioni e, per dannata ipotesi, anche in giornalismo. Ma non chi vuole riesce divo. Per Gary avvenne esattamente il contrario. Comunque, quando lasciò Grinnell, non aveva la minima idea di farsi una “posizione” col cinema. Farsi una posizione! C’era tutto il borghese Gary Cooper. Immaginiamoci gli addii di quei due studenti al loro primo disancoraggio. I sogni di una modesta ed assennata fortuna: quel tanto che basta per metter su casa. E, come in tutti gli amori avventurati, magari qualche bisticcio. Doris voleva che il suo piccolo Gary (metri 1,95) andasse a cercar fortuna in California, paese in cui ella desiderava di stabilirsi. Ma lui no: lui voleva tentar la sorte nella propria città natale. Finalmente vinse lui, come alla fine di uno dei suoi film (Rivalità eroica): grandi abbracci in primo piano. Addio Doris. Tutti sanno che Gary è un disegnatore; anche all’università aveva studiato arte decorativa. Oggi ancora il disegno è il suo massimo orgoglio, il suo “violino di Ingres”. Naturalmente, ai primi passi egli pensò subito di sfruttare questo suo talento. Ed infatti trovò un posto di disegnatore in uno dei giornali della sua città. Tuttavia le donne hanno sempre ragione: non passarono molti mesi che Gary finì in California. Il giornalismo è più infettivo del cinema, dove pure un provino mancato basta per creare un aspirante a vita. Gary continuava a cercare la sua strada nel giornalismo. Ma i direttori dei fogli locali non facevano evidentemente grande stima di questo autocandidato alla vita rumorosa delle redazioni. Il quale si vide costretto a cercare altrove il suo bene da pochissimi dollari al giorno. Commesso di fotografo, disegnatore pubblicitario: aveva preso in concessione qualche decina di pollici quadri di un sipario di teatro. Ecco dove andavano a morire i suoi sogni di artista. Non gli mancavano che una moglie ed una tragedia familiare per essere il protagonista della Folla. Evidentemente a quei giorni Doris non esclamava ancora: “Se non era per me…”. Quando fu al di sotto di quel minimo di cents indispensabile ad un uomo per battere le vie della città, gli venne in mente che c’era il cinema. Gary Cooper attore cinematografico per disperazione!

Cinema: il destino di raccontare, Giacomo Debenedetti, La nave di Teseo, a cura di Orio Caldiron. Giacomo Debenedetti, appassionato cultore della figura di Charlie Chaplin, nel suo celeberrimo Romanzo del Novecento, indagando le forme narrative di quel secolo che la storiografia ha definito come breve ma che in realtà è tutto fuorché poco denso di accadimenti, e non pare affatto essere trascorso in un lampo, anzi, quasi mette da parte la settima arte: Orio Caldiron, docente di cinema, recupera da riviste e quotidiani i numerosi interventi di questo straordinario, finissimo, acuto, originale intellettuale, e ricompone con questa preziosa e scintillante tessera in apparenza mancante il mosaico della rappresentazione della realtà. Da non perdere.

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