Libri

“A perdifiato”

41NPu-CQDtL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

In realtà, non fosse stato per Laszlo, le ragazze avrebbero tirato dritto. Erano usciti da Matrix che, guarda caso, era anche il nostro film. Katalin e Magdolna imitavano gli ologrammi della prima sparatoria duellando con in mezzo Laszlo, più che altro per tormentare lui, e intanto si avvicinavano ignare. Poi Laszlo ci ha visti, ci ha indicati e a quel punto anche le ragazze sono state costrette a venire verso di noi. “Matrix good,” mi ha detto lui con la bocca trascinata a forza nel suo sorriso sghembo, prima di mettersi a parlare fitto con Agota. Mi infastidiva l’idea che vedessimo lo stesso film, non sopportavo che Laszlo pensasse che noi e loro, soprattutto io e lui, avessimo gli stessi gusti. No, caro Laszlo, come vedi, io non vengo al cinema in tuta e non giro con quelle due. Io sto con Agota. Spiacente Laszlo, non abbiamo gli stessi gusti. Mentre Agota ricambiava altrettanto fittamente le parole del nostro portaacque, ma con un che di contraffatto, quasi sintetico nella voce, io Katalin e Magdolna ce ne stavamo impalati con le mani in tasca. Le ragazze non potevano certo lamentarsi dell’incontro: stavolta non le avevo sorprese a strafogarsi di Big Mac. Magdolna anzi, a parte gli occhi fuori servizio per troppa efedrina, e tornata dalle vacanze abbastanza in ordine, emorroidi comprese. Non credo volesse evitarmi – una non si tinge i capelli da evidenziatore verde perche spera di passare inosservata – e comunque per un attimo mi ha pure guardato. Katalin invece non ha mai distolto l’attenzione dal dialogo tra il suo amico e la sua peggiore nemica.

A perdifiato, Mauro Covacich, La nave di Teseo. Dario è un ex maratoneta dal palmarès non particolarmente scintillante che è inviato dalla federazione per cui ormai lavora come allenatore a educare alcuni giovani ragazzi in Ungheria alla corsa che richiama alla mente l’impresa tragica di Fidippide, lasciando a casa la moglie che attende che finalmente il telefono squilli e che possano completare il percorso d’adozione per cui lottano da anni. Ma tra quei diciottenni ribelli c’è un volto che dà forma a tutte le sue ossessioni, e… Si corre con la testa prima che coi piedi, è noto, e la fuga è prima di tutto uno stato mentale, una ricerca di verità: da non perdere.

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