Libri

“Nata per te”

41XylLokfIL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La Casa delle Arti e dei Mestieri organizza corsi di artigianato per ragazzi a rischio. Siamo nel cuore di Napoli, i rischi sono tanti e c’è un’unica grande certezza: la disoccupazione. L’intuizione di Trapanese è stata quella di usare l’artificio retorico del «recuperare gli antichi mestieri» per coinvolgere artigiani altamente qualificati e puntare a costruire dei percorsi di eccellenza che, potendo e pagando, desidererebbero fare anche i ragazzi della Napoli bene. Ma non sono riservati a loro, per una volta. La sede dell’associazione è all’ultimo piano del Pio Monte della Misericordia, un antico palazzo in via dei Tribunali. Quando ci arrivo la strada è traboccante di comitive di turisti che si tengono la borsa stretta sotto il braccio e gli zaini messi non dietro la schiena, ma davanti: sotto controllo. Hanno tutti l’aspetto di uomini incinti. I vicoli con i panni stesi sono ancora la principale attrazione, tanto che sarebbe giusto che l’ente del turismo rimborsasse le signore che usano ancora questo metodo di asciugatura. C’è fila anche per entrare nel palazzo nobiliare, perché al primo piano, nella pinacoteca, c’è un Caravaggio. Salto la coda senza dare molte spiegazioni, ma quando attraverso il chiostro vengo fermato da un custode in divisa. Dico che mi aspetta Trapanese…

Nata per te – Storia di Alba raccontata fra noi, Luca Mercadante, Luca Trapanese, Einaudi. Alba è una bella bambina. È venuta alla luce, e del resto con quel nome non potrebbe che essere foriera dello sbocciare d’un nuovo giorno onusto di promesse, sogni, speranze e aspettative. Alba è una creatura speciale. Ha un cromosoma in più degli altri. Questo le rende alcune cose un po’ più difficili. Per esempio le ha reso più complicato essere adottata. Sì, perché in questo nostro bel paese – con ogni probabilità succederà anche altrove, ma il caso in questione qui si è verificato, e dunque di questa realtà è possibile parlare a ragion veduta – non solo con ogni evidenza ci sono persone che se non hanno il figlio perfetto lo abbandonano, ma esistono anche famiglie tradizionali, e quindi, secondo alcuni, incarnazioni impeccabili della via, della verità e della vita, che ritengono di avere tanto amore da dare da intraprendere il lungo e complicato percorso per l’adozione. Salvo poi tirarsi indietro quando il frugoletto non risponde esattamente ai canoni che ne consentono la tronfia esposizione in pubblico. Perché in realtà certa gente, che non dovrebbe poter eternare le proprie miserie riproducendosi né coinvolgere altri innocenti nei propri deliri malati, si rapporta a un bambino come a una macchina nuova o all’ultimo modello di smartphone sul mercato. E invece i figli, guarda un po’, sono un’altra cosa. Proprio perché una cosa non sono. I figli non si pretendono. Non si comprano. Non si scelgono. Qualche volta non nascono. Qualche volta, dolore talmente innaturale che non c’è nemmeno la parola (se non hai più genitori sei orfano, se non hai più coniuge sei vedovo, se non hai più figli semplicemente non sei, ma genitore rimani) muoiono. Qualche volta spezzano il cuore. E se non sei pronto ad avere il cuore spezzato non sei pronto ad avere un figlio. E, per quanto chi scrive adori Brothers & sisters, pare assurdo dover citare la frase con cui Rob Lowe verbalmente schiaffeggia con piena ragione e in pieno viso un’attonita Calista Flockhart, però la lapidaria sentenza non potrebbe essere più calzante. Per fortuna in questo mondo così protervo e barbaro esistono anche persone che non hanno paura. Che vedono in un figlio affetto da una disabilità quello che è. Un figlio affetto da una disabilità e basta. Dunque una persona da amare. Punto. Luca è single. Cattolico praticante. Impegnato nel sociale. Gay. E siamo in Italia, non in Canada: abbiamo gli omofobi e i repressi irrisolti sulle poltrone del potere, non Justin Trudeau. Nonostante questo, ha potuto adottare, perché se un figlio non lo vuole nessuno va bene anche un genitore per così dire non tradizionale, se proprio ci tiene, in questo nostro bel paese: Alba è stata abbandonata. Rifiutata una volta. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Sette. Trenta. Finché non è divenuta la sua bambina. Venuta alla luce perché le loro parabole s’incontrassero, e la curva delle loro esistenze fosse più bella e colorata. Perché amor vincit omnia (e va bene sia se l’emistichio vi ricorda Virgilio sia se vi fa balenare sulle soglie della coscienza qualche frame di Sense8, non temete d’esser giudicati…). E questo libro, in cui Luca (Trapanese) dialoga con un’intensità straordinaria con un altro padre, un suo omonimo che però non potrebbe essere più dissimile, Luca (Mercadante) che invece è ateo, favorevole all’interruzione di gravidanza e convinto che la paternità passi prima per il sangue che per il resto (eterno dilemma, i figli sono di chi li fa o di chi li cresce, ammesso che siano di qualcuno e non davvero solo frecce che possiamo esclusivamente scagliare cercando di fare del nostro meglio e contemplare nel loro fendere l’orizzonte?), fa vibrare d’emozione, di rabbia, d’amore. Da leggere, rileggere, far leggere.

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