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“Chicago”

41uA8rDjeIL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ruth fece un respiro profondo. «Ascolta» disse. «Le persone sono diverse? Il mio punto è questo: stai per prenderle? Attacca per prima. Qualcun altro potrebbe sapere di un suo punto debole che tu non conosci». «Non si tratta della busta» disse Lita. «La mossa giusta per loro» disse Ruth «è mandare lo sceriffo. A che cosa ti riduci? A barattare un pompino con il diritto a prenderti il tuo guardaroba?» «La pelliccia di visone» disse Lita. «Bambina, lascia che ti dica una cosa. Quella pelliccia di visone è, probabilmente, destinata alla moglie dello sceriffo. Quella stronza della ‘signora Jackie’ non ha i suoi avvocati qui, e se hanno un inventario e l’hanno perso? Probabilmente, tu o io stiamo per finire in prigione». Ruth guardò Lita. «Molto bene» disse. «Lita. Invece chiamano, prendono un appuntamento e mandano il loro teatrante. Questo è un segno di debolezza». «… Segno di debolezza…» «Sì. Esatto. Perché sta portando la busta». «E non possiamo semplicemente prendere la busta?» «Al punto in cui siamo non possiamo andar via… e non possiamo restare. No, non possiamo… la busta è come… un tizio ti porta dei fiori. Li accetti, che hai intenzione di fare?» «Scoparmelo» disse Lita. Ruth sorrise. «Scomponi l’affare» disse. «Il tipo va nel parco, coglie delle rose, te le porta, che fai, ti sdrai a gambe larghe?» «Certo che no» rispose Lita. «Ora: i fiori per te gli costano cinque dollari. Il tipo ti dice, non ho avuto il tempo di comprarli, ecco una banconota da cinque dollari. È un buon affare?» «No». «Già» disse Ruth, «è quello che stanno facendo con la busta. Ti stanno portando fiori, in modo che possano poi fotterti. No. Devi gestire tu la situazione»

Chicago, David Mamet, Ponte alle grazie, traduzione di Andrea Branchi. Splendida sin dalla copertina, l’opera con cui torna al romanzo dopo oltre vent’anni un prosatore magnifico come Mamet, produttore, regista, saggista, accademico, Premio Pulitzer, drammaturgo e sceneggiatore cui si debbono tra l’altro American Buffalo, Il postino suona sempre due volte (naturalmente il remake del millenovecentoottantuno), Il verdetto, Hill Street giorno e notte, Gli intoccabili, La casa dei giochi, Le cose cambiano, Non siamo angeli, Americani, Hoffa, Vanya sulla 42esima strada, Texan, Oleanna, L’urlo dell’odio, Il prigioniero, Sesso & potere, Ronin, Lansky, Hollywood, Vermont, Hannibal, Il colpo, Spartan, Edmond, The Unit e Phil Spector, dipinge attraverso dialoghi spumeggianti e una cura per il dettaglio talmente raffinata da rendere ogni immagine vividissima un memorabile affresco della città ventosa per antonomasia a cavallo fra gli anni Venti e i Trenta del secolo scorso, quando la corruzione si manifestava attraverso i volti rispettabili di numerosi membri dell’alta società ma anche con i modi a dir poco spicci di personaggi del calibro di un certo Al Capone… Da leggere e rileggere.

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