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“Un livido nell’anima”

410a3hrUF-L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Penso sia utile accennare a ciò che può accadere nell’infanzia, soprattutto oggi, e che costituisce una sorta di violazione dell’infanzia stessa. Freud, già nel 1905 nei Tre saggi sulla teoria sessuale, ha fatto scandalo nel parlare di una sessualità infantile, sottolineando la presenza di una vera e propria dinamica sessuale, nella quale anche il neonato prova piacere a partire dal corpo. La pulsione sessuale spinge il bambino sia a produrre fantasie sia a conoscere, a scoprire. Tuttavia Freud sottolinea che se è vero che la sessualità infantile è complessa – Freud parla del bambino come di un perverso polimorfo – è però altrettanto necessario tenere presente che la sessualità infantile è dotata di istanze e di meccanismi di difesa, rispetto al campo sessuale, adeguati a quell’età.

Un livido nell’anima, a cura di Pamela Pace, Mimesis. La violenza psicologica non lascia segni. Non si vede. Ma fa male. Quantomeno tanto quanto quella fisica. Se non di più. Non ci sono ecchimosi, graffi, ossa fratturate, muscoli lacerati, tumefazioni. Non in superficie, perlomeno. Non sul corpo. Ma quel corpo diventa come il fittizio involucro che serviva a Dante per rendere riconoscibili le anime dei dannati, e che soprattutto era necessario a chi comminava loro la pena ritenuta giusta per il peccato compiuto senza pentimento: è il riverbero di un cuore infranto. Il sottotitolo del volume, da leggere e rileggere, per conoscere, comprendere, capire, guardare più approfonditamente negli occhi del prossimo, e dentro di sé, dice già tutto: l’invisibile pesantezza della violenza psicologica. Perché non ci sono prove. Se non la parola. E allora bisogna parlare. Essere coscienti. Denunciare. Farsi forza. Aiutare e farsi aiutare. Il silenzio, quand’è una cappa che soffoca, va squarciato. Per guarire.

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