Libri

“Paradise City”

Cover Paradise City.Jpe Thomasdi Gabriele Ottaviani

Uno sguardo malizioso gli attraversò il volto. Si sporse verso Leme e disse piano, fissandolo negli occhi: “Me l’ero scopata due anni prima, appena maggiorenne. Russava anche a quel tempo. Una vecchia abitudine. Una dolce buceta – non una verginella che non si bagna nemmeno, ma neppure una sfondata che non se ne accorge quando entri. Lo sapevano tutti. Tranne Leo. Non gliel’ho detto. Il fatto è che le sue ragazze si arrapavano per quello che facevo. Di certo nessuna si è mai fatta scrupoli. Sarà stato il cognome o che so io. Comunque, a quanto pare me la cavo meglio quando mi scopo delle tizie che in realtà non voglio scopare. E magari il motivo è proprio questo: me le scopo”. Leme deglutì, respirò. “Perché me lo stai dicendo?” chiese. “Mi hai chiesto del nostro rapporto. Volevi sapere che cosa fanno i ragazzi della nostra età. Questa è una storia emblematica”. Leme pensò che probabilmente aveva ragione. Guardò fuori della finestra. Le nuvole si stavano gonfiando, ingrandendo. La pioggia sarebbe arrivata nell’arco di un’ora, anche meno. Meglio muoversi. “Anche se il cognome di Leo” disse Alex “avrà avuto un peso sulla sua morte…”. Leme ribatté bruscamente: “E questo che cazzo significa?”. “Una ragazza della favela. Ana de Moraes. Parla con lei”. “Chi è?”. “Non ne ho idea”. Leme chiuse l’app e il telefono smise di registrare. “Non ti allontanare” disse, e attraversò il caffè. Fece una rapida chiamata in ufficio. Rimase in attesa. Un attimo dopo arrivò un messaggio: Ana de Moraes, Paraisópolis – studentessa alla TAAP. Paradise City. Andava alla TAAP: sicuramente con una borsa di studio. Leme si prese un attimo per fare un respiro profondo. Era probabile che Renata la conoscesse, o avesse sentito parlare di lei o della madre, o magari l’avesse aiutata in prima persona. Ricordò che cosa diceva a proposito dei ragazzi e delle ragazze come quella Ana. Si meritano di meglio. E noi possiamo aiutarli. Possiamo aiutarli a ottenere ciò che meritano. Leme tornò al tavolo. Alex blaterava al telefono, rilassato, si grattava il mento e rideva.

Joe Thomas è al primo romanzo, ed esordisce con una storia che trascende il genere, potentissima, acuta, intensa, emozionante, vibrante, di fortissimo impatto dal punto di vista sociale, etico, economico, culturale, politico nell’accezione più ampia del termine, soprattutto in questi tempi in cui il vento del populismo, del sovranismo, dell’intolleranza, della xenofobia, dell’omofobia, anche per gli errori fatti dalle forze governative che si sono sempre dichiarate contrarie a questi fenomeni ma che d’altro canto non hanno saputo comprendere il malessere e la rabbia, in certi casi non priva di comprensibili giustificazioni, di un’ampia parte, quella di norma più povera e disillusa, della popolazione, sembra spirare con veemenza. Anche in Brasile. Che da anni è travolto da una sequela di scandali legati soprattutto alla corruzione connessa ai grandi eventi che ha ospitato, i mondiali di calcio e le olimpiadi, ma non solo, in quest’epoca di transizione e mutamenti. Restano le contraddizioni, resta però la sperequazione, il sogno della socialdemocrazia pare tramontato. O sembra che sia stato fatto tramontare. Paraisópolis è infatti la più grande favela tra oltre seicento di San Paolo, e proprio a partire da lì… Da non perdere. Paradise City, Joe Thomas, Carbonio. Traduzione di Sandro Ristori.

Standard

2 risposte a "“Paradise City”"

  1. Pingback: PARADISE CITY di Joe Thomas recensito sul blog Convenzionali

  2. Pingback: Joe Thomas: cities, hells, paradises… | Convenzionali

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...