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“Jung e il cinema”

51U+W53qWhL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Anche se HAL non può sentire Dave e Frank, può vederli e sa leggere le labbra. Il sillogismo che ha costruito è brutale nella sua semplicità totalitaria. Ha concluso che quello che dice deve per definizione essere sempre corretto, perché ha il potere di un ragionamento logico perfetto. E questa rimarrà vero anche quando, come nell’occasione presente, lui stesso falsifica i dati su cui è basata la sua prima premessa. HAL richiede una fiducia incondizionata da parte dei membri umani dell’equipaggio. Quando trova qualcosa di meno, si comporta come se fosse un ammutinamento. HAL è un utensile o un’arma? Perfezionato per la sua capacità come utensile, diventa un’arma che rivolge il suo potere di controllare la vita contro l’equipaggio della Discovery. Questo accade come inflessibile conseguenza di come applichi al massimo la sua funzione più avanzata – una logica spietata. Lo strumento più intelligente della Terra si ribella ai suoi creatori e diventa un’arma mortale diretta contro di loro perché la sua “mente” non è capace di nessuna modalità di funzionamento al di fuori di quella corrente. Pur essendo una macchina, HAL diventa in termini narrativi un antagonista epico, non meno semplice e pericoloso del Satana di Milton, con la sua forza incredibile unita ad una grande debolezza. In modo abbastanza coerente, lo spegnimento di HAL assumerà in parte i caratteri assurdi che apparivano nella sconfitta di Satana. L’azione si svolge in fretta dopo che HAL ha preso la sua decisione. Quando Frank esce dalla Discovery per mettere a posto l’unità che ha controllato, HAL gli manda dietro una capsula spaziale per tagliare il suo tubo dell’ossigeno e lanciarlo nello spazio. Dave sale a bordo della sua capsula per recuperare il corpo, ma, mentre è fuori dalla nave, HAL uccide i tre membri dell’equipaggio ibernati. Dave ritorna alla nave madre, ma il computer si rifiuta di aprire i portelloni di ingresso e lasciarlo entrare. HAL dice a Dave che sa del piano di disconnetterlo.

Jung e il cinema – Il pensiero post-junghiano incontra l’immagine filmica, a cura di Christopher Hauke e Ian Allister, Mimesis, traduzione di Micaela Latini e Teodosio Orlando. Il cinema e la psicanalisi non sono affatto due mondi dissimili, anzi: la settima arte costituisce un elemento fondativo dell’immaginario individuale e collettivo, e gli analisti indagano la mente, e tutto il complesso e complicato sistema di riferimenti che la connota. Jung, del resto, padre della psicologia analitica, detta anche del profondo o complessa, è stato pure antropologo e filosofo: dunque la sua visione del mondo e della scienza assume le peculiarità di una vera e propria esegesi ad ampio raggio. Il suo pensiero dunque può interpretare la realtà circostante, oltre che fungere da rimedio terapeutico: nel volume in questione, denso e importante, le due sfere vengono messe a confronto e forniscono al lettore strumenti d’interpretazione efficaci, interessanti e suggestivi, che inducono alla riflessione.

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