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“M”

download.pngdi Gabriele Ottaviani

Ora, nell’aula di Montecitorio, Giacomo Matteotti si trova per la prima volta a denunciare la violenza fascista alla presenza degli stessi fascisti, eletti in aprile grazie a Giolitti. Nonostante la nuova ragionevolezza delle sue parole, e a dispetto della piega amara sulla bocca mentre le pronuncia, il suo rigoroso puntiglio gli impone di inchiodare ai fatti le mistificazioni. Il patto, per gli squadristi delle province, è sempre stato “uno straccio di carta”; le grandi spedizioni punitive sono cessate, è vero, ma non per osservanza del patto ma perché si erano ritorte contro gli assalitori. Le piccole spedizioni, quelle contro i villaggi, le case dei contadini, non sono mai cessate, le squadre le rivendicano apertamente nei loro bollettini di guerra, le bande girano armate di bastoni, con la divisa di morte, con i revolver, moschetti, bombe, benzina, e restano, come sempre, impunite. Ci sono dei morti fascisti, è vero, ma sono morti assaltando le case. I morti socialisti, invece, sono caduti difendendole. Il potere è in mano ad associazioni terroristiche, a organizzazioni criminali, ad assassini professionisti. Di fronte a queste parole, le interruzioni, il vociare, i rumori che hanno frammentato il discorso dell’onorevole socialista fin dal principio sfociano in protesta aperta. Cesare De Vecchi salta sullo scranno urlando che non può sopportare quegli insulti. Il presidente aggiorna la seduta. Quando dopo dieci minuti, alle 17.00, la seduta riprende, Matteotti riprova con la mitezza. Ma le parole “delinquente”, “assassini”, “criminali” risuonano ancora nella sua gola e, allora, riprendono anche le interruzioni, le urla, la bagarre. Alla fine, la passione della giustizia cede ancora alla malinconia…

M – Il figlio del secolo, Antonio Scurati, Bompiani. Dottore in filosofia, ricercatore in teoria e analisi del testo, docente, romanziere, saggista, documentarista che prende le mosse da Pasolini e dai suoi Comizi d’amore, il celebrato e pluripremiato – con pieno merito – Antonio Scurati, autore di chiara fama, dalla prosa ampia e dotta, garanzia riconfermata anche in questa occasione, dà alle stampe la monumentale, solida, potente, intensa, ampia e ben documentata prima parte, perlomeno è questo il progetto, di una trilogia su una figura che nonostante tutto, per quanto davvero possa sembrare incredibile, visto il personaggio di cui si parla, in realtà non è ancora stata studiata, approfondita, analizzata nella sua interezza e nella sua complessità: Benito Mussolini, duce e quintessenza di una certa italianità e di un certo volto del cosiddetto secolo breve, ossia il Novecento. Dopo aver sostenuto la necessità dell’intervento, sancendo di fatto il suo abbandono al socialismo, che ammette il conflitto solo per difesa, terminata la prima guerra mondiale il maestro elementare nativo di Predappio, temendo che il biennio rosso conduca l’Italia, vincitrice mutilata, nel baratro, dà vita ai fasci di combattimento: iniziano così le violenze, e per chi si oppone, come Matteotti…

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