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“Sardi, italiani? Europei”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

GC – Hai fatto l’università in Sardegna?

OO – Ho iniziato l’università in Sardegna, ho fatto diversi anni, in facoltà diverse, ho una formazione − per vederla in maniera positiva − eterogenea, ricca, variegata… Poi ho finito per laurearmi a Trento, in Storia, perché al karma non si sfugge [risata]. Però, anche in Sardegna, ho studiato storia della Sardegna; ho fatto Storia medievale con Francesco Cesare Casula, tanto per dire un nome che poi ritornerà, un nome che ha a che fare con la questione dell’identificazione come italiano. Da grande, da adulto, innestandola sopra una sensibilità politica che si era già sviluppata a scuola, ho maturato anche una visione molto più forte della nostra vicenda storica collettiva, e questo mi ha portato a maturare un orizzonte politico spostato verso l’asse che, oggi come oggi, si chiama indipendentismo. Anche se, secondo me, non esiste un’ideologia, un ambito teorico preciso di riferimento. È una galassia, una nebulosa, a cui mi sono accostato intorno ai primi vent’anni, con molti aspetti critici verso la proposta politica esistente, compresi grandi litigi. Solo negli ultimi dodici, tredici anni, ha trovato una via per esprimersi. Questo però non mi ha portato a rinnegare la componente italiana, nel senso che io do per scontato di essere sardo, e non è stata nemmeno una scelta, perché sono sardo da “n” generazioni; e do per scontata l’appartenenza europea, perché so che la nostra vicenda collettiva è strettamente legata a tutto ciò che ci circonda…

Sardi, italiani? Europei – Tredici conversazioni sulla Sardegna e le sue identità, Giacomo Casti, Meltemi. Conversazioni con Giulio Angioni, Francesco Abate, Michela Murgia, Gigliola Sulis, Omar Onnis, Alexandra Porcu, Frantziscu Medda Arrogalla, Alessandro Spedicati Diablo, Jacopo Cullin, Pinuccio Sciola, Giancarlo Biffi, Elena Ledda, Marcello Fois. Registrate e trascritte fra il duemilaquattordici e il duemiladiciassette, queste conversazioni indagano l’anima di una terra ricchissima di specificità peculiari, che ha una sua propria lingua, che non conosce i sismi né le vipere, che è specchio della varietà che connota una nazione che è al centro e al tempo stesso alla periferia di un’Europa che molti sentono istituzione distante e priva di reale fondamento: da leggere. Per conoscere, riflettere, capire.

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