Libri

“Il meglio di noi”

103443-9788865945964di Gabriele Ottaviani

Vorresti tapparti gli occhi quando ti entrano nel cervello, questi frammenti casuali dei peggiori venti minuti della tua vita, solo che non sono i tuoi occhi a lasciarli entrare, e nemmeno le orecchie. Hanno preso domicilio nel tuo cervello. Il camice bianco. Le sedie di plastica. Jim che scuote la testa. La mia mano che cerca la sua. Lui, che si pulisce gli occhiali proprio in quel momento, come se ci fosse qualche errore che le lenti pulite potevano correggere. O forse solo per avere qualcosa da fare che non fosse urlare. Non che l’avrebbe mai fatto. Non aveva nemmeno pianto, mentre io sì. Ci dicono che si può fare qualcosa per il disturbo da stress post-traumatico. Si va da un terapeuta esperto in una tecnica specifica, e ci si concentra sul momento preciso che ci tormenta di più, quello che continua a ripresentarsi, che non si riesce a cavarsi dalla testa, e mentre uno lo fa, lo psicologo ti fa guardare il suo dito e lo si segue con gli occhi mentre lo muove avanti e indietro. Questo riguarda in qualche modo la fase del sonno Rem, quando si dice che vengano elaborate nel cervello le nostre esperienze più inquietanti. Ho conosciuto alcuni veterani del Vietnam che hanno beneficiato molto da questa tecnica, e alcuni che non sono veterani per i quali questa terapia Emdr ha dimostrato di essere valida. Quei venti minuti nell’ambulatorio quel giorno erano il nostro Vietnam. Niente sarebbe riuscito a cancellarli.

Il meglio di noi, Joyce Maynard, Nutrimenti, traduzione di Anna Mioni. È sempre così: l’amore, quello vero, quello che cambia tutto, arriva quando ormai sopra non ci hai messo solo una pietra, ma tutta Stonehenge. Joyce Maynard, che del sentimento e della memoria – e no, non ci si riferisce, con ogni evidenza, solo alla storia d’amore vissuta con Salinger quando lei aveva diciott’anni e lui il triplo delle primavere sul groppone – ha fatto la materia della sua produzione letteraria che non ha mancato di divenire anche filmica, incontra il vero amore quando ormai ha quasi sessant’anni: insomma, un’età verde ma non verdissima, oltre il cinquanta per cento della vita terrena, se si vuole dar retta all’aspettativa media sulla durata dell’esistenza, è ormai alle spalle, non ci si può far nulla, indietro non si torna. Quando ci si rassegna a pensare che la coppia non faccia per noi ecco invece che arriva l’altra metà della mela: nel caso di Joyce, fieramente indipendente, è Jim. Con cui si mette insieme. Si sposa. Festeggia il primo anniversario. Poi a lui diagnosticano il cancro al pancreas. È l’inizio di un calvario. Di una tenace resistenza. Di una celebrazione assoluta dell’indomita potenza dell’amore. Commovente e splendido.

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