Libri

“Black Jack”

Cattura.PNGdi Gabriele Ottaviani

Come un disonesto commesso di paninoteca privo di etica, Fitz si divertiva a infarcire i suoi sciapi discorsi di citazioni, e nel farlo saliva in lui una strana e morbosa eccitazione, simile a quella di uno che sia in procinto di commettere un reato a sfondo sessuale. In un crescendo di falsità, aveva lentamente abbandonato il territorio giornalistico per addentrarsi nel mondo della narrativa, in cui doveva trovarsi totalmente a suo agio, essendo quello il regno delle menzogne, o almeno lui così se lo immaginava. In poco tempo aveva messo in fila tutta una serie di bizzarre metafore.

Black Jack, Peter Water, Mincione edizioni. Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa, si sa, ma anche le apparenze per antonomasia sono nemiche del reale: uno pensa che sia amore, e invece era un calesse, e anche di quelli peggio in arnese, tanto per dire. New York, metropoli tentacolare, è insieme sfondo e personaggio di una vicenda che sembra un giallo, ma che giallo non è, o almeno non secondo i canoni: del resto il genere, come accadeva nei tempi antichi con l’elegia, è fatto per essere contenitore, svuotato e dunque riempito e permeato di un senso ogni volta nuovo, profondo, differente, più intenso e denso. Jack Hint è un investigatore, ma l’indagine più importante è quella umana, in un gioco di specchi sardonico che coinvolge anche l’identità stessa dell’autore e il suo ruolo di artefice. Piacevole a leggersi.

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