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“Perfect rigor”

51b7SlRpaxL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Forse l’episodio più fatidico della vita di Perel’man è stata la comparsa, durante il primo anno all’Università di Leningrado, di una presenza davvero ingombrante che aveva, però, l’aspetto di un vecchietto con una barba squadrata e grigia. Si chiamava Aleksandr Danilovič Aleksandrov (di solito, viene riportato anche il patronimico per distinguerlo da altri Aleksandr Aleksandrov): era una leggenda vivente e, quasi per miracolo e per assurdo, insegnava ancora geometria agli studenti del primo anno del Mathmech. Aleksandrov aveva iniziato a studiare fisica, ma negli anni Trenta aveva lasciato la scuola di specializzazione perché, come aveva spiegato in un’occasione, “non potevo promettere che avrei sempre fatto ciò che ci si aspettava da me”. A quanto si racconta, uno dei suoi due tutor, il fisico Vitalij Fok, gli avrebbe detto: “Sei troppo onesto”. E l’altro, il matematico Boris Delone, avrebbe aggiunto: “Non sei abbastanza carrierista”. Ciò nonostante, a venticinque anni Aleksandrov aveva già discusso due tesi, ricevuto una serie di premi prestigiosi e nel 1952, all’età di quarant’anni, divenne il rettore dell’Università di Leningrado. “Aleksandrov ha avuto una grossa influenza su Griša” ha sostenuto Golovanov, testimone diretto di come era iniziato il loro rapporto, visto che quell’anno aveva seguito anche lui il corso di geometria che l’anziano professore teneva alle matricole. “Sul piano psicologico, era proprio il genere di persona in grado di esercitare una forte influenza sugli altri. Per riassumere in poche parole chi era Aleksandrov, posso dire che era il tipico ‘Giovane Pioniere’ dalle colossali capacità intellettive e incapace di far del male a chicchessia. Innegabilmente però, ha commesso una serie di errori madornali, anche se mai in maniera intenzionale”.

Perfect rigor – Storia di un genio e della più grande conquista matematica del secolo, Masha Gessen, Carbonio, traduzione di Olimpia Ellero. L’onestà è un valore, anche se nello scenario politico attuale è diventata più che altro una clava da brandire, uno slogan gridato a sproposito e in base alle convenienze contingenti, non a principi etici più alti, indiscutibili e che dovrebbero essere considerati alla stregua di riferimenti sempre validi: e proprio l’onestà, il rigore morale, la disciplina, la dignità, la serietà, il senso del dovere sono alcuni fra i fondamentali temi di questo monumentale, quale che sia l’accezione per il tramite della quale si desideri declinare l’attributo appena espresso, volume, che racconta la tragica, misteriosa, eccentrica, ossessiva storia, particolare e individuale e intessuta con quella generale e collettiva, con l’iniziale maiuscola, di un genio, senza se e senza ma, con ogni evidenza deluso dal mondo. Sedici anni fa infatti un matematico russo, Grigori Perel’man, ha clamorosamente, sorprendendo e sconvolgendo la comunità scientifica internazionale, risolto, dimostrandolo, uno dei cosiddetti sette enigmi del secolo nell’ambito della sua materia, ovvero la congettura di Poincaré, uno dei più importanti problemi della topologia, la disciplina che studia le proprietà delle figure e delle forme che non cambiano quando viene effettuata una deformazione senza cosiddetti “strappi”, “sovrapposizioni” o incollature”, enunciato agli inizi del Novecento sostenendo che ogni sfera di omologia semplicemente connessa chiusa, ossia compatta e senza bordi, sia omeomorfa a una sfera tradizionale. Ma Perel’man, ora cinquantaduenne, dopo un decennio di dedizione assoluta al suo obiettivo, ha rifiutato qualunque onore, prestigioso anche dal punto di vista meramente economico, ha lasciato il lavoro, si è negato agli amici e alla stampa e si è rinchiuso con la sola compagnia della madre in un appartamento piuttosto male in arnese alla periferia della sua città natale, San Pietroburgo, la Leningrado della sua gioventù sovietica. Masha Gessen, giornalista russa di chiara fama e di gran talento narrativo, indaga la leggenda sin nei più reconditi meandri. Da leggere.

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Una risposta a "“Perfect rigor”"

  1. Pingback: PERFECT RIGOR recensito sul blog Convenzionali

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