Libri

“Donne che parlano”

Screenshot (90).pngdi Gabriele Ottaviani

Sono solo voci, congetture, osserva Ona. Non è che se fai tardi al lavoro la mattina e hai le occhiaie significa che hai passato la notte a intrufolarti nelle case per stuprarti le donne.

Donne che parlano, Miriam Toews, Marcos y Marcos, traduzione di Maurizia Balmelli. Non tutto è sopportabile. Non tutto è tollerabile. Esistono dei limiti. Che non si devono, che non si possono valicare. Su certi punti è necessario, fondamentale, indispensabile non transigere, e non permettere nemmeno che lo si faccia. Non si può non rifiutare senza se e senza ma la violenza, a meno di non dirsi non più umani. Non tutto può essere ridiscusso. Ma la lotta può – anzi, in generale dovrebbe, ma non è facile – prendere anche la forma della pace, ribelle e stentorea risposta all’etica della sopraffazione. Muove da storie vere questo libro devastante, necessario, magnifico, storie di donne avvezze alla forzata ubbidienza. Storie di donne di una comunità che solo un uomo ammettono nella loro compagine che trepida per prendere in mano il proprio destino, perché testimoni e racconti dei soprusi che hanno subito: il pastore le esorta al perdono, ma come si può dimenticare che i loro familiari maschi le hanno narcotizzate con lo spray per le vacche, stuprate e tacciate d’isterica e folle immaginazione quando si risvegliavano doloranti e piene di sangue? Il silenzio sa farsi anche cappa: quand’è così, va squarciato. Imprescindibile.

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