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“Il tremore del falso”

download (1)di Gabriele Ottaviani

Il sole è già alto quando m’incammino lungo il Mugnone che volentieri mi fa strada verso la nuova casa di una delle più illustri attrici del nostro Teatro. Fatico a trovarla – dimentico del numero civico – finché scorgo due operai lavorare in un grazioso giardino: un trionfo di calle e boccioli di rose pronti a fiorire. Stanno montando una Madonnina azzurra su un cumulo di pietre costruito a suon di calce e cazzuole che i due – in tuta da lavoro molto sporca – utilizzano alquanto malamente, ma con pervicacia, per fissare la statua in cima. Immagino siano due giovani volenterosi di famiglia borghese prestati generosamente a una mansione di cui poco sanno, o nulla. Mi sporgo alla cancellata e chiedo loro se possano aiutarmi a trovare la signora Irma Gramatica. I due si guardano con meraviglia, poi sembrano sorridere alla mia pur semplice domanda. Uno dei due mi si rivolge con voce rude e profonda e, da sotto il cappellone, chiede: «Voi buon uomo, che cosa cerchereste dalla signora Gramatica?» Io, che son amico della Irma da più di vent’anni, mi sento un poco offeso da quel tono sgarbato, e già son pronto a una rispostaccia. Ma quando “egli” si avvicina, le parole mi muoiono in gola perché scopro sotto quel travestimento niente di meno che la nostra Irma!

Il tremore del falso, Sebastiano Cenere, IoScrittore. Sotto l’affascinante pseudonimo di Sebastiano Cenere si cela un gruppo di scrittori, sceneggiatori e documentalisti che dà voce con armonia davvero convincente alla biografia romanzata accattivante e piacevolissima di due delle più grandi protagoniste della storia dell’arte della recitazione, e in particolare del teatro, il luogo dove, non certo per caso, tutto è finto ma niente è falso: Irma ed Emma Gramatica. Due sorelle. Due dive. Due sodali. Finché nella loro compagnia non viene assunta la giovane Caterina, con cui Irma, ormai decisa a ritirarsi dalle scene, va a vivere, facendone la figlia che non ha mai avuto e la compagna ideale. Emma si ritrova dunque d’un tratto sola, e medita, nell’ultimo spettacolo, di imbandire quella che per antonomasia è una sapida pietanza da servirsi rigorosamente fredda… Elegante, divertente, brillante, profondissimo: da non perdere.

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