Libri

“Due secondi di troppo”

copertina_Due secondi di troppo.Mauri3di Gabriele Ottaviani

Chiudi gli occhi, mamma. Chiudi gli occhi, come sempre. Stiamo a casa della nonna, è sabato sera. La vedi seduta sul divano con la sigaretta e i capelli castani, lucidi, sempre pettinati? Non si perde nemmeno una battuta del varietà. Restiamo a casa perché altrove non c’è niente di più interessante. Qualcosa di magico, di magnetico ci trattiene davanti alla scatola luminosa, che rimanda canzoni, balli, attori, comici, imitatori, sketch. Il resto perde di importanza. C’è il varietà del sabato sera. Il televisore è nella sala da pranzo. Vi sedete sul divano, io sulla mia seggiola in vimini, bassa, rasoterra, così rassicurante, dove posso nascondermi dagli sguardi degli adulti, tutti persi nelle immagini di Canzonissima, di Raffaella Carrà, Loretta Goggi, Mita Medici, ormai diventate eroine casalinghe. Spegniamo la luce, lo spettacolo si gode meglio al buio, entra nella stanza, ti cattura, ti risucchia. Sei già dentro il varietà a conoscere l’attore preferito o a imitare il cantante del cuore. Quel nero della sala da pranzo è un’arma a doppio taglio. Seduto sulla seggiolina, viaggio nelle sensazioni più stravaganti, mi emoziono e mi eccito quando sullo schermo appare Massimo Ranieri e arrossisco accaldato, quando canta l’amore. L’oscurità mi protegge, mi rende irriconoscibile. Ci sei tu accanto a me e non posso nascondermi completamente. C’è la parte di te che legge i tarocchi, che sbandiera una preveggenza che forse proviene dalle carte. Mi sento il fiato sul collo, ci vedi pure al buio, sento il tuo sguardo a ricordarmi che non sono libero, che non posso emozionarmi, che devo tenere a bada la passione. So già che devo nascondermi quando Massimo Ranieri canta in tv. Forse tu sapevi o facevi finta di non sapere…

Due secondi di troppo, Andrea Mauri, Il seme bianco. La tenerezza è una virtù rivoluzionaria. C’è anche la cortesia, ma nella cortesia c’è un pizzico di ipocrisia. La tenerezza è così com’è. Queste sono le bellissime e assai condivisibili parole, visto che viviamo in un mondo che invece sembra essere sempre più materiale, materialista, cinico, inumano e spietato, con cui Renato Carpentieri, autore di una performance attoriale a dir poco maiuscola nell’ultimo film di Gianni Amelio, La tenerezza, appunto, liberamente e non perfettamente – anzi, la prosa viene banalizzata, e alcune linee narrative e numerose sfumature niente affatto meno che sostanziali vengono messe da parte in modo brusco e frettoloso – tratto dall’eccellente La tentazione di essere felici, di Lorenzo Marone, ha accolto dalle mani di Diane Keaton il meritatissimo David di Donatello come miglior attore protagonista (e pensare che non compariva di fatto quasi nemmeno in locandina, perché considerato a torto nome di poco richiamo rispetto, per esempio, a Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti ed Elio Germano). E la tenerezza è anche il sentimento che più d’ogni altro si sprigiona, con le sue note calde e commoventi, un balsamo per l’anima, dalle pagine del nuovo libro di Andrea Mauri, penna di rara grazia e sensibilità, che, lavorando per l’archivio storico delle Teche Rai, sa quale potere abbia la memoria, e racconta con delicatezza appassionante la storia, che sembra nata per il teatro o lo schermo, piccolo o grande che sia, di un amore incantevole. Quello che unisce Antonello a sua madre Beatrice. Lei è una veggente da anni ricoverata in clinica: ha sempre guardato tra le maglie del presente per capire prima degli altri, per scorgere, come una scaglia di mare che balugina, spumosa per la risacca, attraverso una breccia di muro, il futuro. Ma è il passato che la tradisce. I suoi ricordi sono erosi dalla malattia. E Antonello è lì. Accanto a lei. Sempre. Vi passa ore e ore. Tutti i giorni. Cerca di mantenerla viva. Non solo nel corpo, ma nell’anima, quel che più conta, quel che più la connota e caratterizza, rendendola unica. Si traveste per lei: molti sono sconcertati, non Gabriele, neurologo che non può fare a meno di innamorarsi a sua volta dinnanzi a un amore così grande che vuole essere anche un modo per tessere finalmente un dialogo in merito a quello che tutti sanno e nessuno ha mai detto. Perché Antonello i rossori per le persone del suo stesso sesso li ha sempre repressi, condannandosi al dolore del sentirsi imperfetto… Da leggere e rileggere.

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