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“L’era Marchionne”

519JMoxRZIL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Di certo, uno dei governi più autorizzati a temere la disoccupazione e il disimpegno degli Agnelli era quello italiano. Soprattutto alla fine del 2009. A Termini Imerese le proteste non fanno che montare, e la famiglia di Villar Perosa, ora guidata dal delicato Jaki Elkann, tenta nuove avventure finanziarie. Mentre Marchionne invoca con urgenza il rinnovo degli incentivi, Exor discute con Intesa Sanpaolo la possibile acquisizione di banca Fideuram, giustificando la conseguente dispersione finanziaria con la necessità di “diversificare” il portafoglio. Necessità davvero singolare, visto il momento critico attraversato da Fiat e l’urgenza di concentrarvi risorse. Anche perché la liquidità iniettata nella holding era stata raccolta attraverso l’emissione di bond, ovvero capitale a debito.

L’era Marchionne – Dalla crisi all’americanizzazione della Fiat, Maria Elena Scandaliato, Mimesis. È stato un grandissimo capitano d’industria. Ha portato un’azienda in difficoltà al successo e a un livello di competitività internazionale non facilmente immaginabile per la Fabbrica Italiana Automobili Torino che di piemontese ha ora ben poco ma il cui acronimo non è più così tanto associato a locuzioni che ne prendevano in giro la presunta bassa qualità dei prodotti. Ricco di nazionalità, lauree e pecunia, ben visto da molti, detestato da altrettanti, perché considerato il simbolo di chi ha inseguito il profitto a tutti i costi, nella fattispecie a discapito degli ultimi, dei lavoratori, di quelli senza i quali il prodotto finito da vendere non esisterebbe ma che però nemmeno in dieci vite di usurante catena di montaggio potrebbero mai guadagnare quanto lui in un anno, ha dato il nome a un’era. Che si è conclusa di recente. Con la sua morte. Maria Elena Scandaliato racconta con dovizia di particolari il personaggio e la persona Sergio Marchionne, e tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta. Interessante.

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