Libri

“Ombre sulla rocca”

51KQ9WuqdpL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I Pommier erano vecchi coloni. Il padre di Noél era stato il calzolaio del Conte durante il suo primo governatorato, una ventina d’anni prima. Proprio al tempo in cui la salute della signora Auclair aveva cominciato a declinare, la Pommier era caduta sulla salita ghiacciata davanti alla sua porta, e s’era rotto il femore. Il buon chirurgo Gervaise Baudoin l’aveva curata, l’osso s’era saldato, ma malamente, e le era rimasta una gamba molto più corta dell’altra. Auclair le aveva fatto una gruccia, e attiva e leggera com’era, ella aveva potuto presto muoversi per casa e attendere ai propri lavori. Più d’una volta Cécile l’aveva trovata vicino alla stufa, la gruccia sotto il braccio sinistro, mentre maneggiava abilmente le pentole e le casseruole, come se non fosse stata sostenuta da un bastone. Qualche volta nell’inverno andava anche a Messa: suo figlio aveva fissato un seggiolone su dei pattini, e la spingeva sulla neve per la salita fino alla cattedrale. Dopo aver preso e notato le sue misure, il calzolaio riprese il lavoro, e cominciò a cacciare la lesina nel cuoio, per infilar poi nel foro il grosso ago col filo incerato. Gli arnesi di ogni sorta erano un’attrattiva per Cécile: le piaceva guardare un calzolaio o un falegname al lavoro. Jacques, che non aveva mai visto prima d’allora nulla del genere, seguiva con stupore le dita nere di Pommier. Tutti e due i fanciulli sedevano quieti, e la vecchia signora si univa a loro nell’ammirata contemplazione dell’abilità del figlio. D’un tratto ella si ricordò di qualche cosa, e indicò con la gruccia un piccolo scaffale coperto da una tenda. Si tenevano là le scarpe delle signore, mandate per riparazioni o fatte su misura, ritenendole troppo personali per essere esposte sugli scaffali aperti con le scarpe degli uomini.

Ombre sulla rocca, Willa Cather, Landscape Books, traduzione di Gino De Negri dall’edizione IPL del 1942, riveduta e corretta. Cécile ha dodici anni e Québec, la principale città, in quel milleseicentonovantasette, della colonia francese in Canada, è la sua casa. È la figlia di Euclide, che di mestiere fa il farmacista. Trovandosi, com’è noto, assai a settentrione, in prossimità dei ghiacci, la terra della foglia d’acero, quando l’inverno si approssima, inizia a spopolarsi: le navi transalpine fanno rotta verso la madrepatria, torneranno, come rondini, a primavera, e nel frattempo la colonia resta isolata nel suo candore, che ammanta tutta la selvaggia e bellissima natura circostante. Willa Cather, con la sua prosa indimenticabile, racconta un anno di vita di una giovanissima, costruendo un delicato e solidissimo Bildungsroman che ha il respiro dell’epica, che tratteggia in maniera vivida ed efficace sotto ogni aspetto e angolazione lo spirito pionieristico di coloro che migrarono in cerca di un’esistenza migliore. Attuale più che mai.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...