Libri

“Exodus”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Quando svoltarono in Meà Shearim Kitty rimase senza fiato dallo stupore: la strada era fiancheggiata da edifici di pietra a due piani con balconi in ferro battuto. Gli uomini portavano la barba e i ricciolotti ai lati del viso; sul capo avevano dei cappelli rotondi ornati di pelliccia e indosso dei lunghi pastrani neri. C’erano poi gli yemeniti vestiti alla araba e i curdi e i bokharani e i persiani in abiti di seta dai colori sgargianti. Tutti uscivano dal bagno rituale a passo veloce e oscillante, come se già fossero nell’atteggiamento ondulante della preghiera. In pochi minuti la strada si svuotò e si riempirono le sinagoghe, piccole sale per lo più e parecchie a ogni isolato. C’erano poi le comunità provenienti dall’Italia, dall’Afghanistan, dalla Polonia, dall’Ungheria, dal Marocco. Meà Shearim risuonava di preghiere, di canti dello Shabbàth e delle voci piagnucolose dei chassidìm che si frustavano sino all’isteria. Alle donne non era permesso di entrare nelle sinagoghe, e così David e Kitty dovettero accontentarsi di sbirciare attraverso le finestre munite di sbarre di ferro. Che strani ambienti… E che strana gente! Kitty vide gruppi di uomini in preda quasi a una crisi di nervi, ammassarsi intorno all’Arca santa gemendo e lamentandosi; vide gli yemeniti dal viso d’angelo sedere con le gambe incrociate su dei cuscini e pre gare a bassa voce; vide dei vecchi dondolarsi avanti e indietro e leggere da libri decrepiti, in un tono monotono emettendo un vero fiume di parole ebraiche. Come erano diversi dalle donne e dagli uomini vigorosi e atletici di Tel Aviv!

Exodus, Leon Uris, Gallucci, traduzione di Augusta Mattioli. Settant’anni fa nasceva lo stato d’Israele. E la questione palestinese. Che ancora non si è risolta. Che è ancora foriera di guerra, morte, devastazione, desolazione, orrore, paura, sgomento, rabbia, vendetta, rivalsa. Che rende tutto il mondo meno sicuro e peggiore. La fine della seconda guerra mondiale, l’orrore della Shoah, la persecuzione, gli ideali nobili e solenni di tanti giovani volenterosi che partono per quella che anche i sacri testi definiscono come la terra promessa, il luogo dove finalmente poter essere padroni del proprio destino e gettare le basi per un futuro migliore: tutto questo e molto altro è al centro di quest’opera epica nell’accezione più ampia del termine, maestosa, monumentale, poderosa, ponderosa, necessaria, essenziale, fondamentale, dalla prosa elegante e raffinata, intensa e corale, che traccia realmente e vividamente, in modo netto e deciso, i contorni del quadro della genesi della nostra contemporaneità, delle sue contraddizioni e criticità.

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