Intervista, premio goliarda sapienza

Cultura e legalità

download.pngdi Gabriele Ottaviani

Antonella Bolelli Ferrera cura il prestigioso Premio Goliarda Sapienza: ecco cosa racconta a Convenzionali.

Quali sono le caratteristiche che più vi hanno colpito dei racconti finalisti?

Qualcuno ha scritto che il libro che raccoglie i quindici racconti finalisti si legge come un romanzo di formazione. Sono d’accordo, anche se qui più che all’ascesa si assiste alla discesa agli inferi dei protagonisti. Fra le donne, in particolare, mi ha colpito la reticenza a raccontarsi. Credo che dipenda dalle tante violenze che molte di loro hanno dovuto subire nella vita, ma quelle che hanno accettato la sfida lo hanno fatto senza sconti per nessuno. I loro racconti sono molti forti, quasi violenti, sono autentiche denunce. Le storie narrate dagli uomini, invece, spaziano maggiormente: dal racconto di mafia ambientata in una Palermo assolata di cui riusciamo a cogliere anche i colori e i profumi, a quello che vede il protagonista ancora ragazzino costretto a diventare “uomo” impugnando la pistola e uccidendo qualcuno. Dai pazzi che abitano la sezione di un carcere, al mondo futuro dove emozionarsi è considerato un reato. C’è persino il detenuto che scrive in prima persona, ma al femminile, e lo fa con una maestria che inganna il lettore. Mi ha colpito l’autenticità di tutti questi racconti, l’assenza di autocommiserazione, le incredibili metafore emerse dalle loro penne, il pugno nello stomaco che alcune storie suscitano al di là di ogni inutile pietismo.

Qual è il valore della letteratura?

La scrittura, per un carcerato, è certamente l’unico mezzo (lecito) che consente d’infrangere le quattro mura dentro cui sta rinchiuso. Consente d’infrangerle per evadere in altri mondi e per vivere il tempo e i luoghi in modo diverso dalla realtà. E a immaginare un futuro diverso. Io credo che la scrittura, accompagnata alla lettura, possa contribuire a innescare quel processo virtuoso che permette di guardare dentro se stessi con sguardo critico.

Che futuro si augura per il premio Goliarda Sapienza? E quali sono i suoi prossimi progetti?

Il futuro del Premio Goliarda Sapienza è in parte già segnato, perché il premio, c’è, esiste, è un evento atteso. Oltre alla pubblicazione dei libro, che avviene ad ogni edizione, negli anni si è ampliato, introducendo progetti paralleli, come i corti realizzati con Rai Fiction e messi inonda da Rai3, e la web serie girata al minorile “Cesare Beccaria” con i giovani detenuti nelle vesti dei protagonisti. Progetti cui hanno preso parte grandi registi, come Alessandro D’Alatri, e attori come Luca Argentero, Francesco Montanari, Isabella Ragonese, Andrea Sartoretti, Marco Palvetti. Ed anche il laboratorio “e-Writing, l’arte dello scrivere” che per la prima volta ha visto detenuti e detenute di più istituti dialogare in diretta video con nomi fra i più autorevoli della letteratura italiana, durante i tre mesi e mezzo di laboratorio di scrittura creativa che ha preceduto il Premio. I partecipanti si sono confrontati sui segreti della scrittura con Dacia Maraini, Erri De Luca, Gianrico Carofiglio, Cinzia Tani, Nicola La Gioia, Paolo Di Paolo, Pino Corrias solo per fare alcuni nomi. Questi artisti, questi scrittori, si sono spesso spesi per il progetto anche successivamente per portare, durante i festival, gli incontri nelle scuole, nelle rassegne e nelle piazze, il grande valore che sta a monte di tutto ciò che il Premio Goliarda Sapienza si prefigge: la cultura della legalità. Questo è il nostro faro ed anche i progetti futuri su cui in parte stiamo già lavorando, seguiranno la sua luce.

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