Libri

“Il futuro in bilico”

515cKpIiqKL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per cementare pregiudizi e timori che assicurino al governo un’ampia libertà d’azione, cinema e televisione del Norsfire caratterizzano negativamente i loro personaggi in base all’etnia, al genere o alle preferenze sessuali. Nel telefilm Storm Saxon, ad esempio, il bianco e aitante eroe, maschilista e razzista, è opposto a brutali nemici di colore. Al suo fianco, troviamo una bionda, svestita e svenevole ragazza. All’esaltazione del protagonista, perfetto esemplare della “razza superiore” inglese, si oppongono spregevoli e depravati antagonisti. Tra le battute tipiche della serie, risalta: “Per troppo tempo quei macellai negri hanno fatto come volevano! Stuprano le nostre donne, bruciano le nostre case, le nostre proprietà”. La diversità del nemico è evidenziata anche attraverso la ripetizione dell’aggettivo possessivo “nostre”, che rafforza retoricamente la minaccia contro la comunità da parte di un estraneo e, riferito alle donne, enfatizza il possesso maschile del genere femminile e l’implicita inferiorità di quest’ultimo. Tale retorica richiama alla mente un celebre manifesto della Repubblica Sociale Italiana del 1944, realizzato da Gino Boccasile, in cui un uomo nero, esteticamente molto stereotipato, aggredisce una donna bianca. La scritta che troneggia sull’immagine è: “Difendila! Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia”. L’iconico esempio di grafica fascista è stato riadattato e diffuso nuovamente dal movimento di estrema destra italiano Forza Nuova nell’estate 2017, con intenzione polemica contro i “nuovi invasori”, ossia gli immigrati che minacciano le donne italiane. L’attenzione, sia per Storm Saxon, sia per il manifesto, non è realmente posta sulla violenza contro le donne, ma sul fatto che l’abuso sia commesso da uno straniero: l’idea dietro questa raffigurazione è che lo stupro diventi più atroce in base alla “diversità etnica di chi lo perpetra”.

Il futuro in bilico – Il mondo contemporaneo tra controllo, utopia e distopia, Elisabetta Di Minico, Meltemi. La fantascienza è un genere letterario, cinematografico e narrativo in senso lato che parla alla contemporaneità riferendosi a essa per il tramite di mondi immaginari ma nei quali sono portati alle estreme conseguenze gli ideali di progresso tecnico e scientifico, tanto che proprio dal romanzo scientifico trae le sue radici ipotizzando un futuro improbabile ma non del tutto inverosimile, e talvolta preconizzando o evidenziando istanze sociali, politiche, economiche, etiche, morali e culturali. Per distopia (il prefisso di origine greca, opposto al positivo eu-, è negativo per antonomasia) viceversa si intende l’antiutopia, la pseudoutopia, l’utopia negativa o cacotopia, dunque un’immaginaria comunità sociale e niente affatto desiderabile o auspicabile, in cui i peggiori incubi e le più terribili ossessioni dell’uomo hanno corpo. Una dimensione iperbolica, ma che anche in questo caso non si può definire a priori come irraggiungibile, purtroppo, anzi, dato che la realtà si diverte a superare, spesso e sventuratamente, la realtà. Facendo un’approfonditissima analisi partendo da testi basilari come 1984, Il mondo nuovo, Fahrenheit 451, Kallocaina, Il racconto dell’ancella, alla base anche di un’eccellente e recentissima serie tv, e V per Vendetta, Elisabetta Di Minico fa un’esegesi della manipolazione ad amplissimo spettro: da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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