Libri

“Il collezionista di bambole”

51dwEHdtVvL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non avevano preso l’autobus per il centro commerciale, dopo la scuola. Le aveva accompagnate in macchina un ragazzo dell’ultimo anno del liceo che conosceva Carliss, e che lavorava al centro commerciale New Liberty. E le aveva riportate a casa un altro ragazzo più grande, che Rita Mae diceva di conoscere; due delle ragazze (Violet e Carliss) si erano infilate sui sedili posteriori della station-wagon, che puzzava di birra rovesciata, sigarette e vestiti sporchi della palestra e stavano così stretti che Carliss (ridacchiando come un’idiota) si era dovuta sedere in braccio a uno dei ragazzi, mentre Violet era schiacciata contro la portiera dell’auto e nessuno faceva caso a lei. Tutti ridevano e si comportavano in modo stupido, tranne Violet, che guardava fuori dal finestrino desiderando essere da qualsiasi altra parte, anche morta, dato che questi ragazzi, era chiaro, non erano minimamente interessati a lei.

Il collezionista di bambole – Racconti neri, Joyce Carol Oates, Il saggiatore, traduzione di Stefania Perosin. È una delle più grandi autrici della storia della letteratura (a quando il Nobel? Non vorranno mica farle fare la fine di Roth, santo Cielo…) e anche una fra le più prolifiche. Per fortuna, data la qualità della sua prosa. Che non dà mai risposte definitive, anche se lascia intuire quali saranno gli sviluppi più probabili. Perché non si arroga, a differenza di molti altri autori, senza dubbio assai meno dotati, il diritto di decidere per il lettore. Racconta una storia, e dal particolare sa ricavare le leggi generali che sovrintendono al marasma della materia: l’orrore e il macabro infatti trovano spazio in quelle cesure che si vengono a creare in una società sempre più dimentica della lezione del bene. Il male è banale, naturale, innato, e mostrandolo Joyce Carol Oates raggiunge il sublime e la catarsi. Da non perdere per nessuna ragione, come nessuno dei suoi scritti.

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