Libri

“La statua di sale”

51V0xgoe4AL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Con cautela, Bob infilò il piede nell’acqua. «È calda», disse. «Molto calda. Buttati». Poi, con le mani sulle ginocchia, si chinò in avanti e studiò il suo riflesso. Men tre si spogliava, Jim provò a fissare per sempre nella sua mente l’immagine di Bob, come se quella fosse l’ultima volta che si sarebbero visti. Punto per punto, lo memorizzò: le spalle larghe, le natiche strette, le gambe sottili, il sesso ricurvo. Nudo, Jim raggiunse Bob sul ciglio dell’acqua. La brezza calda sulla pelle nuda lo fece sentire immediatamente libero e stranamente potente, come un sognatore consapevole di sognare. Bob lo guardò pensoso. «Hai una bella abbronzatura. Io sono proprio bianco. Ehi!». Indicò l’acqua. Sotto la superficie verde scura Jim scorse la sagoma tozza, dai movimenti lenti, di un pesce gatto. Poi, all’improvviso, cadde e nelle sue orecchie gorgogliò l’acqua. Bob l’aveva spinto dentro. Tossendo, tornò a galla. Con una mossa ra pida, Jim afferrò la gamba di Bob e tirò dentro anche lui. Avvinghiati, si girarono e si contorsero nell’acqua, facendo schiumare il laghetto. Mentre lottavano, Jim provò piacere in quel contatto fisico. E così, apparentemente, Bob. Non si fermarono fin quando non furono esausti. Per il resto del giorno nuotarono, catturarono rane, presero il sole, lottarono. Parlarono poco. Si rilassarono solo quando la luce cominciò a calare. «È proprio bello qui». Bob si stirò per tutta la sua lunghezza. «Credo che non esista un posto bello e pie no di pace come questo». Si batté lo stomaco piatto e sbadigliò.

La statua di sale, Gore Vidal, Fazi, traduzione di Alessandra Osti. È il testo che, sdoganando settant’anni fa (è stato poi riscritto nel millenovecentosessantacinque) per il tramite del racconto della vicenda di Jim, maestro di tennis e svago sessuale per lo più a pagamento di altri uomini, in cui per la prima volta negli USA l’omoerotismo compariva in un testo senza macchiette e/o melodrammi, ha fatto guadagnare ostracismi ma anche strepitosi apprezzamenti, in primo luogo quello di Thomas Mann, al suo straordinario – la prosa è sopraffina, solo Roth e pochi altri gareggiano in bravura con lui – autore, a cui è stato dedicato un film che quasi sicuramente sarebbe stato ottimo e che al momento sventuratamente non vedremo mai poiché è stato girato nel duemiladiciassette, anche in Costiera Amalfitana, con annessi, si narra, festini in barca affollatissimi di giovani maschi piacenti e potenti, per il sollazzo del principale interprete nelle pause sul set, da quella che gli ipocriti di Hollywood considerano ormai l’incarnazione di Satana in terra, ossia Kevin Spacey, con ogni probabilità a dir poco azzeccato per il ruolo di Gore Vidal. La statua di sale è un romanzo semplicemente perfetto – anche la copertina di questa edizione è sublime – da ogni punto di vista: da leggere e rileggere.

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