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“I boss che hanno cambiato la storia della malavita”

51Zl5jUDhgL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Otto milioni di spettatori per la prima puntata, 15 milioni per l’ultima. Lo sceneggiato televisivo La Piovra, andato in onda su Rai Uno dall’11 al 19 marzo del 1984, ebbe un successo straordinario e regalò all’attore Michele Placido una fama internazionale. Spalmata su sei puntate, la miniserie del regista Damiano Damiani raccontava la storia di un coraggioso poliziotto, il commissario Corrado Cattani (interpretato da Placido), impegnato in una complicata guerra contro mafiosi e “colletti bianchi”. Un intreccio complesso e appassionante alla fine del quale Cattani veniva sconfitto dalla prepotenza di uno schieramento trasversale composto da criminali, banchieri, avvocati, imprenditori, funzionari dello Stato corrotti. Per raccontare la mafia, Damiani (che sul tema aveva già girato alcuni film di grande impatto) scelse una città che all’epoca sembrava assolutamente periferica: Trapani. Nelle sei puntate Trapani non venne mai nominata, ma lo scenario (comprese le targhe delle auto, ad esempio) era facilmente riconoscibile. Eppure fino ad allora quando si pensava alla mafia, la mente correva subito a Palermo e al suo hinterland, e fuori dall’isola pochi immaginavano che il fenomeno fosse così diffuso da toccare anche un lembo della Sicilia quasi del tutto sconosciuto alle cronache dei giornali e delle televisioni ma arcinoto per la bellezza del mare cristallino e per le spiagge bianche. Invece a Trapani e dintorni la criminalità mafiosa è stata sempre fortissima e violenta. Ce ne accorgeremo tutti quando nella parte più occidentale della regione si verificherà una serie di episodi gravissimi.

I boss che hanno cambiato la storia della malavita, Bruno De Stefano, Newton Compton. Alfieri, Annacondia, Badalamenti, Brusca, Buscetta, Cancemi, Cutolo, Galasso, Giuliano, Greco, Liggio, Messina Denaro, Morabito, Nuvoletta, Pino, Provenzano, Riina, Schiavone, Siino, Spatuzza, Spavone, Stranieri, Zaza: sono cognomi che fanno pessima mostra di sé da decenni sulle colonne dei quotidiani e non solo, che costituiscono l’ossatura di un certo tipo di narrazione della nostra contemporaneità. La storia d’Italia infatti è anche, e non certo da oggi, una storia di criminalità organizzata, di corruzione, di continuità e contiguità con la politica, di sete di potere, di magistrati, forze dell’ordine e onorevoli che si sono impegnati per far trionfare la legalità, di altri che invece hanno fatto esattamente tutto il contrario. De Stefano tratteggia vividamente i profili di personaggi che sono, chi più chi meno, parte integrante dell’immaginario collettivo, per la maggioranza della popolazione che ne combatte la visione del mondo e per una pericolosa minoranza che d’altro canto invece in loro vede addirittura sventuratamente dei modelli. Per conoscere e capire.

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