Libri

“Quello di dentro”

514-2sVFe6L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sono ancora io. Solo per ricordarti che hai i giorni contati. Ti hanno preso, penso che ormai lo sappia. Mah, forse non c’è neanche bisogno che te lo ricordi. È solo il piacere che provo nel vederti inchiodato. Con l’occhio della mente, come si dice. Ovvio che hai ancora una via di uscita – una scappatoia. Puoi ripensare tutto dall’inizio. Puoi lasciarmi unica autrice. Non sarai accusato di niente – di nessuna falsità – bugia – deformazione. Resterai pulito. Candido. Non è mai stata colpa tua se hai tirato per i capelli certe “verità”. Se hai inquinato certi fatti per attribuire loro una “giustizia poetica”. Se ne hai manipolati altri per dargli una nuova apparenza di senso e continuità. Se non sei meno confuso di sempre. Potresti chiedermi perché dovrei accettare la falsificazione e ti risponderei, senza problemi, che per me è un piacere riagganciarmi al vecchio mondo. Avanguardia, se vuoi. I lupi mannari del folklore dimenticato del XX secolo. Quelli che ci hanno salvati dal nichilismo aziendale. Quelli che girano nei piccoli centri commerciali a testa bassa, tastando la molotov nella tasca della giacca e ogni tanto facendosi saltare in aria. Proprio come ai vecchi tempi. Ai tempi di allora.

Quello di dentro, Sam Shepard, La nave di Teseo, traduzione di Massimo Bocchiola. Sam Shepard (Frances, Follia d’amore, Crimini del cuore, Fiori d’acciaio, Il rapporto Pelican, La neve cade sui cedri, Passione ribelle, Codice: Swordfish, Black Hawk Down, Le pagine della nostra vita, I segreti di Osage County, In dubious battle), in assoluto uno dei più grandi scrittori, drammaturghi e attori di cui si possa avere memoria, è sfortunatamente, dopo non poche tribolazioni, passato già da qualche tempo ai più. Ma si sa, Tagore lo ha detto in modo magnifico, scrivere un libro è uno dei viatici attraverso i quali ci si guadagna la sopravvivenza all’oblio: e questa pinacoteca di tipi umani raccontati attraverso una lente che riproduce con asciutta e icastica esattezza la caleidoscopica policromia dell’esistenza, specie quella meno canonica, quella degli ultimi, degli umili, ai margini di una società che invece fa della protervia il suo nume tutelare, è da non perdere. Se poi aggiungiamo anche il fatto che la prefazione è di una certa Patti Smith…

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