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“Otello – Il moro di Valona”

41DmpqTSq0L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La gente non vorrà più comprare uomini di colore per trattarli come animali domestici. Probabilmente questo non accadrà per molti anni ancora, ma tu stai rendendo un grande servizio a tutti quei ragazzi e ragazze che, legati, sono strappati alla loro terra per essere venduti nei porti di Venezia e delle altre città. La medicina offre al mondo la conoscenza dell’uomo. Se io dico alla gente di Valona che il tuo cuore è più forte del mio, che il tuo stomaco ha più appetito, che i tuoi reni filtrano anche le pietre, allora la gente avrà meno motivi per disprezzarti. La tua libertà richiede un sacrificio che devi sopportare. Il dottore, terminato il suo discorso, volse gli occhi verso la luna. Se ne stava seduta e sembrava che stesse origliando alla finestra. Di sicuro vale anche per lei, pensò il dottore. Anche la luna è disprezzata rispetto al sole perché non illumina l’oscurità. Otello giaceva sotto il peso della coperta e al dottore parve che si aspettasse di sentirlo parlare ancora. Forse avrebbe voluto sapere perché la scienza avesse aspettato che lui venisse a Valona per scoprire segreti così semplici che potevano essere studiati con meno dolore e, perché no, in altri corpi, in altri luoghi. Il ventre pieno di cuciture gli bruciava e ciò rendeva il suo cervello più lento e più aggressivo. Quando potrò tornare a Venezia? – chiese Otello. Stefano Gjika arrossì, cosa che accadeva molto di rado. Aveva detto a Otello la verità, cercando di fargli capire che non era lo schiavo di un pazzo, né la proprietà di un criminale, ma solo un devoto ministro della scienza. Avrei dovuto aprirgli la testa e non il ventre, pensò. La differenza con i bianchi sembra risiedere nello sviluppo mentale. Per alcune cose i neri non sono ancora maturi e non vale la pena spiegargliele perché non le capiscono. Tuttavia, Otello era un paziente e doveva calmarlo se voleva che il suo corpo reagisse bene alle ricerche.

Otello – Il moro di Valona, Ben Blushi, Mimesis, traduzione di Elda Katorri. Ambientato tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo e caratterizzato per quel che concerne il sostrato realistico e la finzione letteraria, tessuta insieme ai fatti storici a filo doppio, con una solidità di trama che oggettivamente impressiona, in maniera così straordinaria, scintillante e deflagrante fra Venezia e Valona da far pensare che Shakespeare abbia compiuto soltanto opera di rielaborazione e traslazione degli accadimenti, concretizzatisi sul serio sei secoli fa in quei lidi che tanti migranti in cerca di buona sorte hanno visto poi negli anni, nei lustri e nelle decine di decenni successivi partire verso occidente, il romanzo, senza dubbio tra le opere più belle e compiute non solo della letteratura albanese almeno per quanto, e probabilmente davvero troppo poco, la conosciamo, ma anche a livello ben più ampio, è, strano a dirsi, forse, se si medita su quanto sovviene alla mente di primo acchito, prima di tutto una grande storia d’amore. Che muove il sole e l’altre stelle, e cambia la storia. Eccellente.

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