Libri

“Intervento di retrofit”

image002.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cooper mi prese il volto e mi baciò proprio lì, in mezzo al bar, così che tutti ci vedessero. «Adesso non lo pensano di certo,» replicò. Si chinò sul bancone e ordinò due bibite, poi tornò a guardarmi. «Smettila di pensare all’età. Siamo qui per ballare, okay?» E fu quel che facemmo. Ballammo. Lui condusse, ovviamente. Non mi aspettavo niente di meno. Non perse tempo ad afferrarmi, tirarmi più vicino a lui e iniziare a oscillare contro di me. Mi baciò il collo e le labbra, ma era del tutto preso dalla musica. La stanza in cui eravamo era affollatissima e la musica troppo alta, però Cooper aveva gli occhi chiusi e le labbra incurvate in un flebile sorriso mentre si muoveva, e a me non interessava nient’altro. Era bellissimo. Gli percorsi la schiena e il sedere con le mani, lo presi per i fianchi e lui alzò le braccia oltre la testa e continuò a ballare. Non aprì mai gli occhi, ma non smise neanche di sorridere. Ballammo e io mi feci più vicino a lui, e le sue braccia scesero a cingermi. Non so quanto tempo passammo lì. Non me ne fregava un cazzo. Se Cooper voleva ballare – se era quello che piaceva a un ragazzo di ventidue anni come lui – allora io ero felice così. Tornammo in hotel che si era fatto un orario indecente. Lui mi spinse a letto ma, invece di fare sesso, io optai per succhiarlo mentre lui faceva lo stesso con me. Ci svegliammo tardi, passammo la giornata a fare shopping e in giro per la città, pigramente. Cooper aveva ragione. Era bello essere soltanto noi due, per una volta. Camminare liberi, poter essere soltanto noi stessi senza la paura di essere beccati da qualcuno dei nostri colleghi. A New York non potevamo farlo. Certo, era una città enorme, ma aveva occhi dappertutto ed era possibile che, se qualcuno ci avesse visti, si sarebbe fatto delle domande. A metà pomeriggio eravamo di nuovo a letto, entrambi sudati e affannati. Cooper mi stava accarezzando i peli del petto con le dita. «Forse dovremmo dormire un po’,» suggerii io. «Domani dobbiamo uscire alle quattro del mattino.» Cooper, però, scosse il capo e si mise su di me per prendermi tra le labbra un capezzolo e succhiarlo. «No, dormirai in aereo. Ho ancora del lavoro da fare, qui.»

Intervento di retrofit, N. R. Walker, Triskell, traduzione di Grazia Di Salvo. Thomas Elkin è di New York. È un architetto di grido, il suo stile è la quintessenza e la summa della migliore tradizione. A quarant’anni ha fatto coming out. Ha rotto il proprio matrimonio. Ha finito con la vita falsa. Diventa sicuro di sé anche fuori dall’ufficio. Il tempo passa, vive qualche storia senza importanza, recupera il rapporto col figlio e poi un giorno gli si presenta tra capo e collo un nuovo tirocinante. Cooper. Ha ventidue anni. Talento. Professionalità. È insopportabile. È bellissimo. È irresistibile… Primo libro d’una serie, si legge con avidità e convince in ogni dettaglio.

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