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“Città senza stelle”

51XEq1g+cOL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I due si scambiano un’occhiata. Come quasi tutti, a Ciudad Real, soffrono di amnesia a breve termine. Due secondi prima tremavano di apprensione, ora sono tornati all’abituale atteggiamento da bulli. Uno scrolla le spalle. Fuentes si muove in fretta: li prende per i capelli e sbatte le teste una contro l’altra. Rumore di pneumatici sulla ghiaia, lo sbattere di una portiera, e Gomez ha già bloccato uno dei due in una morsa. Fuentes spinge l’altro dietro l’auto della polizia e apre il bagagliaio. Gomez è perplesso ma lo segue con il suo prigioniero. Fuentes spinge la testa del giovane nel bagagliaio e dice al collega: «Portali nel deserto e ammazzali.» Gomez lo fissa, confuso, mentre il giovane tra le sue mani sembra accasciarsi. Fuentes tenta di spingere il primo nel bagagliaio, ma il ragazzo urla: «Aspettate!». «Ora vuoi parlare? Troppo tardi.» Gomez si guarda intorno, preoccupato. I vicini guardano dalle finestre. Fuentes muove le labbra, formando le parole “Non preoccuparti”. Approfittando del momento, il ragazzo di Gomez si divincola e supplica: «No, ti prego». Fuentes getta a terra il suo prigioniero e afferra l’altro per i capelli. «Chi abita lì, stronzo?» «Rosario Flores.» Il ragazzo a terra si rialza e taglia la corda, correndo a tutta velocità. L’amico lo vede sparire tra le baracche e il tradimento lo scuote. Gomez sta per mettersi all’inseguimento, ma Fuentes scuote la testa e si rivolge all’unico prigioniero rimasto. «Mi serve più di un semplice nome.» «È una bruja. Parla con i morti.» «Chi c’è con lei ora?» La voce del ragazzo è un sussurro. «La mamma di Isabel, quella che hanno trovato morta. Non so altro, lo giuro.» Fuentes annuisce e Gomez allenta la stretta. Il ragazzo resta un attimo interdetto, poi tende la mano. Fuentes lo fissa. Un attimo prima supplicava per la sua vita, e ora vuole essere pagato? Il ragazzo fa spallucce. «Le informazioni sono informazioni.»

Città senza stelle, Tim Baker, SEM. Traduzione di Alfredo Colitto. Fenomeno caratteristico in particolare di certi territori del Messico prossimi al confine con gli Stati Uniti d’America, le maquiladoras sono industrie manifatturiere e stabilimenti posseduti, oppure anche solo controllati, da soggetti stranieri, all’interno dei quali avvengono trasformazioni o assemblaggi di componenti provenienti in un vantaggioso regime di esenzione fiscale temporaneamente da paesi in cui lo sviluppo del settore secondario è senza dubbio più avanzato: la produzione di merci assemblate o trasformate dovrà poi essere nuovamente esportata. Ciudad Real è una delle molte località sorte attorno a questi complessi industriali dove vige, com’è purtroppo facilmente immaginabile, all’atto pratico un terribile sfruttamento della manodopera. Inoltre ai margini non mancano ulteriori soprusi, e numerosi assassinii. Di donne, soprattutto. E non pare che chi debba indagare sia davvero intenzionato a farlo, in quanto sovente è sul libro paga dei narcotrafficanti. Non tutti però sono in vendita… Riuscito sotto ogni aspetto, è da non perdere.

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